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Antonomasia: significato

Definizione

Figura retorica (dal greco
antonomázein, “mutare nome”) per cui si indicano cose o persone celebri con il loro attributo più noto e diffuso oppure con cui si attribuiscono a cose o persone qualità esplicitamente possedute da figure note.

Spiegazione ed esempi

L’antonomasia costituisce un
caso specifico di traslazione, in cui spostiamo da un ente all’altro determinate qualità, che appartengono, in relazione a quella cosa o a quella persona, all’interno del bagaglio culturale di una determinata popolazione o periodo storico.

Ad esempio, è comune riferirsi a
personaggi famosi (realmente esistiti o d’invenzione) utilizzando, anziché il loro nome proprio, una qualità che essi possiedono al massimo grado o un titolo (luogo di nascita, professione pubblicca ecc. ecc.) attribuibile a loro: Dante Alighieri diventa così “il Poeta”, il Diavolo è “il Maligno”, “il recanatese” è Giacomo Leopardi, il “giullare di Dio” è San Francesco d’Assisi, Marte sempre “il pianeta rosso”. L’antonomasia funziona anche nell’altro senso, conferendo cioè a cose e persone comuni la qualità principale di un personaggio conosciuto; ad esempio:

- “Quel signore è un vero Mecenate”, cioè è un protettore della cultura e delle arti come il nobile romano Gaio Mecenate (I secolo a.D.), protettore di
Virgilio ed Orazio.
- “Il nuovo capo è un Attila”, cioè uno spietato distruttore.
- “Michele è un don Abbondio”, cioè una persona pavida e timorosa come il curato dei Promessi sposi.

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