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Monologo interiore: significato

Definizione

Tecnica di
riproduzione dei pensieri di un personaggio di un’opera di finzione - in particolar modo quelli della sua sfera mentale e intima - per cui il narratore esprime ciò che il personaggio pensa affidando a quest’ultimo la responsabilità dell’espressione e modellando di conseguenza il proprio stile sulle sue risorse intellettuali e le capacità esppressive del personaggio stesso.

Spiegazione ed esempi

Il monologo interiore è una forma di riproduzione del pensiero che
non viene introdotta da verbi specifici dell’atto di pensare (come ad esempio "pensare", "immaginare", "ragionare", "ipotizzare" e così via), né tanto meno da segni grafici (quali virgolette o affini); piuttosto il monologo interiore si fonde - spesso in maniera difficilmente percepibile e muovendosi su confini assai sfumati - con le parole del narratore o con le altre tecniche per riprodurre le parole e i pensieri di un personaggio di finzione (come il discorso indiretto).

Il monologo interiore rappresenta così una tecnica (tipica del
romanzo sperimentale o modernista) per rappresentare il mondo interiore di un personaggio, abolendo l’ordine logico razionale e la sintassi convenzionale della frase. Il monologo interiore si avvicina così al flusso di coscienza o stream of consciousness e sfrutta spesso il procedimento dell’indiretto libero.

Oltre all’opera dei modernisti inglesi (come
Virginia Woolf e James Joyce), il monologo interiore è una tecnica utilizzata frequentemente da Italo Svevo, soprattutto ne La coscienza di Zeno, dove il meccanismo svela, in modo assai sottile e sulla scorta delle suggestioni della psicoanalisi freudiana, le ipocrisie e le mistificazioni del protagonista, Zeno Cosini.

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