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Ottava: significato

Definizione

Strofa (o strofe, dal greco strofé, “giro, voltata del coro”) di otto endecasillabi a rima alternata e baciata secondo lo schema ABABABCC. L’ottava - detta anche ottava rima o addirittura stanza - è la strofa fondamentale di tutta la tradizione epico-cavalleresca, oltre che del genere dei cantari. L’ottava è diffusa anche nel genere della “lauda” (tipica ad esempio della produzione di Jacopone da Todi), dove si usa una sua versione leggeremente differente, detta ottava siciliana oppure ottava jacoponica, composta da otto endecasillabi a rima alterna (ABABABAB).

Spiegazione ed esempi

L’ottava è una strofe tipicamente narrativa, molto diffusa nella nostra tradizione letteraria; le prime attestazioni del suo uso sono nel Filostrato di Giovanni Boccaccio del 1336 e nel cantare intitolato Fiorio e Biancifiore, probabilmente antecedente. L’origine dell’ottava è ancor oggi oggetto di discussione: può derivare dalla stanza di una canzone oppure dalla ballata. Ciò che è certo è il suo successo per le lunghe narrazioni dei poemi cavallereschi, dato che gli otto versi e la struttura delle rime permettono di sviluppare, all’interno di ogni ottava, una breve situazione tra i personaggi del racconto.

Classici esempi dell’uso dell’ottave a fini narrativi sono L’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo (1441-1494), l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1474-1533) - che porta al massimo sviluppo possibile la tecnica dell’entrelacement, ovvero della connessione e dell’intreccio delle diverse linee narrative di un poema - la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso (1544-1595). L’ottava è utilizzata anche nelle Stanze per la giostra di Poliziano (1454-1494). Un ottimo esempio della funzione e dell’uso dell’ottava è l’incipit del Furioso (Canto I, 1, vv. 1-8), dove il poeta, in accordo con le regole del proemio, presenta l’argomento e i protagonisti della sua opera:

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

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