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Potenza: significato

Definizione

Termine della filosofia aristotelica (dal greco dỳnamis, “capacità, potenza, facoltà”) che si riferisce al mutamento sostanziale (ossia il nascere e perire) a cui è soggetta la materia. La potenza indica dunque la possibilità - comune a tutti gli enti delle categorie aristoteliche - di attuarsi in una specifica forma, che ne costituisce l’atto (secondo i moti di entelécheia ed enérgheia). La potenzialità che una materia o un ente vengano ad assumere una determinata forma è una proprietà intrinseca di un ente (distinguendosi così dalla possibilità, che nel sistema aristotelico è meramente accidentale).

Spiegazione ed esempi

Con l’espressione “la materia è potenza” Aristotele intende la capacità inerente alla materia di subire o attuare un mutamento. Ma se è certo che la materia possa ricevere o non ricevere una forma, è altrettanto certo che non ne possa ricevere una qualsiasi. Ad esempio un seme può o non può diventare una determinata pianta, ma non può diventare una qualsiasi altra cosa. Ovvero, un ente può acquisire una forma che ancora non possiede solo in quanto ha già in sé le condizioni per acquisirla.

Potenza e atto sono due termini cardinali della Fisica di Aristotele, dove vengono utilizzati per spiegare il mutamento nel mondo reale attorno a noi (il mutamento è “l’atto di ciò che è in potenza, in quanto tale”). Nel libro dodicesimo della Metafisica, i due concetti vengono applicati alla teologia, postulando l’esistenza di un “primo motore”, necessariamente in atto, eterno, immobile ed immateriale, che trasmette il movimento agli altri enti.

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