Settecento

L’Accademia dell’Arcadia: riassunto della poetica

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Prima dell’Accademia: l’ambiente napoletano e il modello petrarchesco

 

Alla fine del Seicento l’Italia diventa teatro di un massiccio lavoro culturale di ricezione e divulgazione dei nuovi indirizzi filosofici e scientifici, sia locali che europei. Una nuova corrente di pensiero rifiuta dogmi e autoritarismi tradizionali in favore di un ripensamento generale della figura dell’intellettuale, in particolar modo alla luce delle opere di Galileo Galilei (1564-1642), Cartesio (1596-1650), Pierre Gassendi (1592-1655) e Spinoza (1632-1677). A Napoli nasce l’Accademia degli Investiganti, fondata nel 1650 da Tommaso Cornelio (1614-1684), principale fautore della diffusione del pensiero cartesiano in Italia, i cui membri più illustri furono Giambattista Vico (1668-1744) e Pietro Giannone (1676-1748).

All’interno del gruppo (e, più in generale, nel clima intellettuale di quegli anni) l’indagine filosofico-scientifica viene presto affiancata da quella letteraria, che vede da un lato un generale rifiuto del Barocco (e di quella poetica dell’eccesso formalistico tipica, ad esempio, delle opere di Giovan Battista Marino) e che dall’altro recupera, in ottica classicista, il modello di Petrarca e del Canzoniere, inteso come un modello, oltre che di poesia, di ordine, razionalità e chiarezza, che diventano le parole d’ordine dell’espressione letteraria e del rapporto tra l’uomo e il mondo. A caratterizzare questa evoluzione del gusto e della pratica letterarie è anche una considerevole attività teorica, che sviluppa - in figure come quelle di Gian Vincenzo Gravina (1664-1718), Giovanni Crescimbeni (1663-1728) e Ludovico Muratori (1672-1750) e non senza aspri confronti interni - le premesse ideologiche che anticipano la costituzione dell’Accademia dell’Arcadia.

Altro importante elemento preliminare è la costituzione all’interno del ceto intellettuale di gruppi di poeti o letterati, spesso riuniti attorno allo spazio fisico di una “accademia”, che perseguono comuni ideali estetici e di poetica e condividono la medesima idea di letteratura. In tal senso, propedeutica alla nascita dell’Accademia degli Arcadi, è la fondazione a Roma nel 1674 dell’Accademia Reale, per volere di Cristina di Svezia (1626-1689), letterata, mecenate e protettrice della cultura.

 

Le caratteristiche dell’Accademia

 

Alla morte della sua ispirtatrice nel 1689, l’Accademia Reale si scioglie, per ricostituirsi sotto le forma di Accademia degli Arcadi - poi più nota come Arcadia 1 - il 5 ottobre del 1690 nel giardino dei Padri Riformati a San Pietro in Montorio a Roma. L’atto costitutivo viene stipulato da quattordici letterati tra cui Gravina, Crescimbeni, Scipione Maffei (1675-1755), e il medico Francesco Redi (1626-1698). Il gruppo affonda le radici della sua poetica nelle opere della classicità greca e latina e si riferisce direttamente all’Arcadia di Iacopo Sannazaro (1458-1530), di cui mutua le tematiche strettamente correlate alla poesia pastorale.

L’Accademia presenta degli aspetti istituzionali ben definiti, che sono attentamente codificati all’interno dello statuto, in latino, che regola la vita degli Arcadi sin dal 1696:

  • I poeti assumono l’identità di “pastori arcadi” e come tali scelgono uno pseudonimo con cui firmeranno i loro componimenti e che si rifà ai miti della classicità 2.
  • Gli arcadi si riuniscono in una località, detta “Bosco Parrasio” 3, per recitare i loro versi.
  • L’accademia è fornita di un archivio di tutte le composizioni degli arcadi, detta “Serbatoio”.
  • Le figure protettrici dell’Accademia sono Cristina di Svezia, detta “Basilissa” 4 e Gesù Bambino. L’Accademia riceverà poi la protezione pontificia da papa Innocenzo XII, salutato come “Pastore Massimo”.
  • La struttura gestionale dell’Arcadia è fortemente gerarchica, secondo il modello della curia ecclesiastica; l’Accademia promuove così la nascita di una “Repubblica delle Lettere” su scala nazionale che dia unità al ceto intellettuale attraverso la creazione di “colonie di Arcadia” strettamente dipendenti dal centro propulsore di Roma e dalla volontà del suo “Custode generale”.

 

Ben presto tuttavia l’omogeneità del mondo arcade si incrina per l’opposizione tra due diverse linee di poetica, l’una riconducibile a Gian Vincenzo Gravina, l’altra a Giovanni Crescimbeni. Il primo si fa promotore di un’idea di poesia come fonte di radicale rinnovamento culturale ed esistenziale, in quanto portatrice di verità profonde. Questa funzione della poesia, che per Gravina deve avere una ricaduta pratica anche sulla vita quotidiana e non esaurirsi negli sterili giochi formali dei “pastori”, ha come propriomodelli di riferimento Omero e i classi greci. Dietro alle idee di Gravina c’è dunque un modello di cultura di ispirazione razionale e di impegno civile, che, più avanti, avrà in Pietro Metastasio (1698-1782) un esempio di riferimento. All’opposto, le posizioni di Crescimbeni sono più moderate, ed impostate ad un classicismo più di forma che di sostanza: Crescimbeni predica la moderazione degli eccessi del barocco con l’eleganza della forma, che ha precedenza sul contentuto, secondo la lezione del petrarchismo. All’approccio didascalico e civile, Crescimbeni preferisce le tematiche d’evasione idillico-pastorale.

Il confronto tra Crescimbeni e Gravina porta addirittura alla scissione dell’Accademia, che nel 1711 vede l’abbandono di Gravina e la nascita dell’Accademia dei Quirini. Nel 1718, alla morte di Gravina, i Quirini riconfluiranno comunque all’interno dell’Accademia di Arcadia.

1 Già dal nome traspare l’indirizzo di poetica del gruppo: l’Arcadia è una regione montuosa della Grecia che era abitata dal dio Pan ed era una terra idillica in cui l’uomo trovava nella Natura tutto ciò di cui aveva bisogno per vivere, potendosi dilettare così con la poesia e le arti. Il topos idillico ha una vasta diffusione in letteratura, dalle Bucoliche di Virgilio alla Arcadia di Jacopo Sannazaro, fino all’Aminta di Torquato Tasso.

2 Un esempio in questo senso è costituto da Giuseppe Parini, l’autore de Il Giorno, che pubblica la sua prima raccolta di poesie sotto lo pseudonimo di Ripano Eupilino.

3 Dal 1726, la sede fissa del “Bosco” sarà il colle Gianicolo a Roma.

4 Nell’antica Grecia, il nome di “basilisso” indica una figura di re-sacerdote, mentre nel mondo bizantino è il titolo con cui si designano gli imperatori.

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