Letteratura latina

Le “Metamorfosi” di Apuleio e il mito di Amore e Psiche: riassunto

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Introduzione

 

Le Metamorfosi sono un’opera in undici libri di Apuleio (125-170 ca. d.C.) e, per quanto riguarda la letteratura latina classica e tardoantica, rappresenta uno dei rarissimi casi di romanzo, insieme al Satyricon di Petronio (I secolo d.C.). Le Metamorfosi, note anche come L’asino d’oro, raccontano le peripezie del giovane Lucio, che viene trasformato in asino. Lucio vive così diverse avventure, al termine delle quali riesce a recuperare le proprie fattezze umane grazie ad un rito misterico collegato alla dea Iside.

Quella di Lucio-asino è però solo la fabula principale, a cui si collegano altre vicende e altre avventure di personaggi secondari, che costituiscono di volta in volta delle digressioni rispetto alla trama principale, tra cui quella celeberrima di Amore e Psiche. Il romanzo di Apuleio, conosciuto fin dal Medioevo anche con il titolo Asinus aureus, è rimasto un testo fondamentale per gli autori successivi: le sue tracce si trovano ad esempio nelle novelle del Decameron (anche per l’utilizzo dello stratagemma narrativo della “cornice”), in larga parte del Medioevo, nei romanzi barocchi secenteschi.

 

Riassunto

 

Lucio, un giovane greco, nel suo viaggio verso la Tessaglia, famosa terra di maghi e streghe, si fa suggestionare dai racconti del compagno Aristomene, che, attraverso la storia di Socrate e della maga Meroe, lo mette in guardia sui rischi del viaggio (libro I). Una volta arrivato a Ipata, scopre che Panfila, moglie dell’usuraio Milone che gli ha dato ospitalità, pratica la magia (libro II). Lucio, spinto dalla sua curiositas, convince la serva Fotide a farlo assistere di nascosto durante la cerimonia di metamorfosi: dopo aver visto Panfila tramutarsi in gufo, Lucio si splama il corpo con il medesimo unguento magico, ma, per un tragico errore di Fotide, diventa un asino.Lucio, che ha conservato intatte le proprie facoltà umane, per tornare uomo dovrà mangiare delle rose. Fotide assicura di portargliele per il giorno seguente, ma nottetempo Lucio è rapito da un gruppo di briganti, insieme con la fanciulla Carite (libro III).

All’interno di questa cornice si inserisce - in posizione centrale all’interno dell’opera - il mito di Amore e Psiche, che viene raccontato a Carite da una vecchia sorvegliante per distrarla dal suo destino. Psiche è una fanciulla mortale di eccezionale bellezza, tanto da venire da tutti paragonata addirittura alla dea Venere. Quest’ultima, invidiosa di Psiche, dà mandato a suo figlio Eros, dio dell’amore, di far innamorare Psiche dell’uomo più brutto della Terra, così da svergognare pubblicamente la “rivale”. Tuttavia, per un banale incidente, Amore si ferisce con la propria freccia magica e si innamora immediatamente proprio di Psiche. Per averla solo per sé, Amore con l’intercessione di un oracolo rinchiude Psiche in un castello magico, dove egli la fa visita solo con le tenebre: l’ordine del dio è infatti quello per cui la fanciulla non dovrà mai vedere il volto del suo amante. L’amore sembra trionfare ma le sorelle di Pscihe, invidiose, insinuano nella protagonista il dubbio che il compagno sia in realtà un essere orribile e deforme, che non ha il coraggio di farsi vedere in piena luce da lei. Così, una notte, Psiche (cedendo alla stessa curiositas che ha ingannato Lucio) decide di illuminare il volto di Amore con una lampada ad olio; tuttavia, una goccia cada sul corpo dell’amante che, scoprendosi tradito, abbandona Psiche. La fanciulla, che si dispera e medita il suicidio. Venere, madre di Amore, sottopone Psiche a diverse prove con cui recuperare l’amore del figlio: Psiche (che verrà aiutata da animali impietositi dalla sua condizione) suddivide in tanti mucchietti uguali delle granaglie, recupera della preziosa lana dorata, attinge ad una fonte in cima da una rocca inaccessibile. Infine Psiche si reca agli Inferi per chiedere a Proserpina la propria bellezza; la dea le consegna un’ampolla contenente il Sonno, così che, quando la protagonista l’apre per cuorisità, cade in un sonno profondissimo. Amore interviene per risvegliare l’amata, che alla fine viene trasformata in dea e sposa Amore durante un banchetto nell’Olimpo (libri IV-VI).

Terminata la narrazione, Lucio e Carite provano a fuggire, ma il tentativo non va in porto (libro VI); verranno però salvati dal fidanzato di Carite, Tleponemo, che si è travestito da brigante per liberare l’amata (libro VII). Dopo la morte di Tleponemo e Carite a causa del malvagio Trasillo, che pretende la fanciulla in sposa, Lucio prima rischia la vita presso una famiglia di mandriani, poi riesce a fuggire con un gruppo di schiavi e viene venduto a un gruppo di perversi sacerdoti della dea Cibele, che usano Lucio durante le loro processioni in cerca di elemosine. L’asino, che viene maltrattato dai volgari sacerdoti e prova ribrezzo per le loro pratiche, prova a fuggire ma rischia solo di essere cucinato da un cuoco (libro VIII). Venduto ad un mugnaio, che lo impiega alla macina. Lucio viene torturato dalla perfida moglie dell’uomo, che tradisce il marito con il giovane Filesitero. Quando Lucio con un trucco svela l’intrigo, la moglie fa uccidere il marito da una strega. Lucio passa così ad un semplice fruttivendolo, che lo rispetta e lo tratta amorevolmente. Tuttavia una sera, dopo un banchetto, un soldato romano cerca di impossessarsi con la forza dell’animale; dopo la collutazione, l’ortolano viene condannato a morte. (libro IX). Lucio assiste in casa del soldato ad una turpe storia di incesto e passa poi ad un pasticciere, presso cui si rimpinza di leccornie. Il padrone di casa decide così di far esibire Lucio come un’attrazione da circo. Lucio trascorre anche una notte d’amore con una nobildonna di Corinto. Queste sue doti lo rendono famoso, tanto che per lui viene allestito uno spettacolo nell’anfiteatro della città con una condannata a morte. Lucio, inorridito dalla bassezza morale degli uomini, fugge e, giunto in riva al mare, crolla stremato (libro X).

Lucio, implorando pietà alla luna, ha un’apparizione in sogno: la dea Iside, di cui si terrà il giorno seguente la cerimonia del navigium Isidis, gli svela che, se immergerà il capo in mare sette volte e poi mangerà le rose sulla corona del sacerdote, egli recupererà le fattezze. In cambio, dovrà consacrarsi al culto della dea Iside. Il giorno successivo, Lucio rispetta le consegne alla lettera e ridiventa umano. Dopo esser diventato un devoto della dea, si fa iniziare ai misteri di Osiride, che gli preannuncia un radioso futuro.

 

Le Metamorfosi: da Amore e Psiche ai culti misterici

 

Le Metamorfosi affondano le loro radici nella tradizione letteraria della Grecia antica e suscitano tutt’oggi diverse questioni circa le fonti a cui Apuleio ha attinto. Quello delle “metamorfosi” è infatti un tema già affrontato fin dai primordi dell’epica 1 e, tra i modelli espliciti o impliciti dell’opera di Apuleio possiamo citare le Metamorfosi di un tale Lucio di Patre o Patrasso (II secolo d.C.), un’opera intitolata Lucio o l’asino e attribuita in maniera molto dubbia all’autore satirico Luciano di Samosata (120 ca. - 192 ca. d.C.). Alla costruzione del complesso intreccio delle Metamorfosi apuleiane hanno sicuramente contribuito la tradizione delle novelle milesie, un genere di avventure a sfondo erotico attribuibili ad Aristide di Mileto (II secolo a.C.), e quelle del romanzo ellenistico, un genere narrativo in cui sono raccontate in prima persona avventure di viaggio. Distante invece il modello delle Metamorfosi di Ovidio.

Apuleio stesso denuncia la non originalità del suo intreccio e l’insieme di influssi e topoi che confluiscono nelle sue Metamorfosi; tuttavia la sua opera si distingue per la spiccata originalità e la capacità di convogliare tutte le storie laterali e secondarie all’interno della “cornice” delle peripezie di Lucio-asino. Al centro delle vicende c’è infatti la crescita spirituale di Lucio, che, vittima della sua stessa curiositas, chiude il suo percorso con il riconoscimento dei propri errori; l’esperienza degli eccessi e degli orrori umani - favorita dalle sembianze animali di Lucio, che mantiene però raziocinio ed intelletto umani - è funzionale alla purificazione del protagonista e alla sua iniziazione al culto della dea Iside. Da questo punto di vista, allora, il racconto del mito di Amore e Psiche si fa metafora del percorso di formazione di Lucio che, come Psiche, commette un errore dovuto alla sua eccessiva curiosità: egli guarda ciò che non deve guardare, e deve quindi superare delle “prove” iniziatiche per lavarsi dai propri errori.

In tal senso, come avverte Apuleio nell’incipit dell’opera (“lectror intende: laeteberis”; ovvero: “lettore, fai attenzione: ti divertirai”, oppure “lettore, fai attenzione: ne caverai beneficio”), le Metamorfosi hanno più livelli di lettura: possono essere intese come un piacevole romanzo d’avventura, dalla trama avvincente e brillante, oppure possono essere lette come un “romanzo di formazione” ispirato ai culti misterici isidei ed impregnato della raffinata cultura letterario-filosofica del suo autore (che infatti traccia molti parallelismi espliciti tra se stesso e il proprio protagonista). Le peripezie di Lucio sono quindi un’allusione allegorica alle difficoltà che l’anima deve affrontare come banco di prova per raggiungere la fede e la purezza.

A livello stilistico, le Metamorfosi Apuleio sono un chiaro esempio del virtuosismo stilistico dell’autore, che mescola arcaismi e linguaggi settoriali, neologismi e parlato quotidiano, elevatezze stilistiche e suggestioni filosofiche (dal medioplatonismo alla dottrine mistiche ed esoteriche, passando per spunti neopitagorici). L’opera riscuote notevole successo già nell’antichità ed è letta nel corso del Medioevo da autori come Agostino d’Ippona e Cassiodoro (VI secolo d.C.). In seguito gli episodi delle Metamorfosi ispirano alcune novelle del Decameron e il Filostrato di Giovanni Boccaccio e il romanzo picaresco spagnolo. Tra le novelle secondarie dell’opera, ha grandissimo successo il mito di Amore e Psiche.

1 Per esempio, basti pensare all’episodio dell’incontro fra Ulisse e la maga Circe nell’Odissea.

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