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TESTO

Boccaccio, "Calandrino e l'elitropia": riassunto e commento della novella

RELATORI: Rachele Jesurum
Inserito da rachele.jesurum il 30 ottobre 12
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Calandrino e l’elitropia è una novella narrata da Elissa nell’ottava giornata del Decameron, quella dedicata a racconti di beffe e scherzi. Calandrino è del resto un personaggio tipico della narrazione comica toscana, e incarna il popolano per eccellenza, rozzo e il tonto, che è però convinto d'essere furbo e brillante. Inoltre egli è il solo personaggio del Decameron a comparire più volte nell'opera; ma in tutte e tre le occasioni in cui si troverà sulla pagina, Calandrino vestirà sempre i panni dello sciocco.
 
In questa novella, il nostro buon Calandrino viene beffato all’inizio della vicenda da altri due tipici personaggi burloni, Bruno e Buffalmacco, con l’aiuto di Maso del Saggio. Quest’ultimo personaggio infatti, che ci ricorda frate Cipolla nell’abile uso dell’arte oratoria, racconta a Calandrino numerose fandonie, affermando, tra le altre cose, la presenza di una pietra che rende invisibili, l’elitropia, che si troverebbe nella vicina Mugnano. Calandrino, non resistendo alla tentazione, propone a Bruno e Buffalmacco di organizzare una spedizione per recuperare la pietra dalle mirabili doti. I due compari, intravedendo la possibilità di burlare l’amico, accettano di buon grado, e così si recano tutti e tre a Mugnano. Una volta giunti là, Calandrino si getta su tutte le pietre che corrispondono alla descrizione dell’elitropia fatta da Maso del Saggio e, una volta che ha le tasche piene di sassi, gli amici iniziano a fingere di non vederlo, prendendolo anche a sassate. Convinto di aver trovato la famosa pietra e di essere diventato invisibile, Calandrino torna a casa tutto contento. Appena entrato, però, la moglie lo rimbrotta aspramente per il ritardo con cui è arrivato a pranzo; Calandrino, certo che la donna abbia interrotto il miracolo scaturito dalla pietra, la picchia arrabbiatissimo:
 
Era per avventura la moglie di lui, la quale ebbe nome monna Tessa, bella e valente donna, in capo della scala; e alquanto turbata della sua lunga dimora, veggendol venire, cominciò proverbiando a dire: "Mai, frate, il diavol ti ci reca! ogni gente ha già desinato quando tu torni a desinare".
Il che udendo Calandrino, e veggendo che veduto era, pieno di cruccio e di dolore cominciò a gridare: "Ohimè, malvagia femina, o eri tu costì? Tu m’hai diserto; ma in fè di Dio io te ne pagherò!" e salito in una sua saletta e quivi scaricate le molte pietre che recate avea, niquitoso corse verso la moglie, e presala per le treccie la si gittò a’ piedi, e quivi, quanto egli poté menar le braccia e’piedi, tanto le diè per tutta la persona pugna e calci, senza lasciarle in capo capello o osso addosso che macero non fosse, niuna cosa valendole il chieder mercé con le mani in croce.
Fuori di sé, Calandrino corre a raccontare l’accaduto agli amici che, trattenendo a stento le risate, gli spiegano come sia una prerogativa femminile quella di far “perdere la vertù alle cose”. Spiegatogli quindi che non deve più prendersela con la povera donna, i due lasciano Calandrino "malinconoso con la casa piena di pietre".

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