3'

Buzzati, "Il Deserto dei Tartari": riassunto

Con la pubblicazione del romanzo intitolato Il deserto dei Tartari nel 1940, Dino Buzzati ottiene quel successo di critica e di pubblico che ne hanno fatto uno dei principali scrittori del Novecento italiano. L'ispirazione per le vicende del libro arriva a Buzzati dall'esperienza giornalistica per conto del "Corriere della Sera" in Etiopia nel 1939, e dallo scoppio del conflitto mondiale, cui l'Italia decide di partecipare (10 giugno 1940) proprio in concomitanza con la pubblicazione del romanzo.

 

Il protagonista delle pagine del Deserto dei Tartari è allora Giovanni Drogo, un tenente mandato in servizio presso un non meglio identificato distaccamento militare ai confini del mondo, la "Fortezza Bastiani", relegata in cima ad un'impervia montagna. Questo scenario - che in parte ricorda quello del Bàrnabo delle montagne, e che costituisce una delle costanti dell'autore - ci appare da subito come sospeso tra il sogno e la veglia; la Bastiani è un avamposto ormai abbandonato e pressoché dimenticato, ma che vincola a sé tutti i militari del battaglione non solo attraverso una ferrea disciplina ma per il senso di perenne attesa di un nemico che giungerà dalla frontiera e che rappresenta il sogno di una gloria da conquistare e di un destino su cui riporre la propria fiducia. Quando Drogo giunge alla Fortezza, è un giovane tenente fiero e saldo, che dispone di se stesso e della sua esistenza in piena libertà, convinto di trascorrere in quel luogo desolato solo qualche mese, per poi tornare alla vita normale. Dopo poco però, la pacata e monotona vita della Fortezza Bastiani, scandita dalla disciplina militare, dagli orari dell'esistenza comunitaria e dalla convinzione che di lì a poco il nemico arriverà, fa presa anche sul nostro protagonista che, senza rendersene conto, trascorre in quel luogo remoto tutti gli anni della sua esistenza. Per Drogo, così come per i commilitoni, la speranza di veder comparire un nemico all'orizzonte si trasforma a poco a poco in un'ossessione metafisica, in cui al desiderio di mostrare il proprio eroismo si sovrappone - con forte simbolismo - la ricerca di una verità definitiva sulla propria esistenza.

Mentre trascorrono i decenni (e mentre i compagni alla Fortezza tornano alla vita civile o muoiono, come il tenente Angustina), Drogo rimane fatalmente incatenato a questa condizione irrisolta tra speranza e disillusione; quando, per una breve licenza, potrà rientrare nel mondo reale, percepirà tutto il senso del proprio sradicamento rispetto alla gente comune. L’attesa del nemico, unico moto vitale per Drogo e i per suoi compagni di sventura, si rivela infine un fallimento: quando finalmente i Tartari, a lungo attesi, avanzano verso la Fortezza, Drogo è costretto in un letto, condannato da un male incurabile. Proprio nell'occasione sperata da una vita, Drogo, frustrato e sconfitto, viene congedato dalla Bastiani, e trascorre la sua ultima notte in un'anonima locanda, sulla via del ritorno. Il momento della morte diventa quindi quello della rivelazione per il protagonista: dopo un'esistenza spesa e sfumata nell'attesa di un evento che dia un senso alla propria vita, Drogo sceglie di affrontare con serena dignità una morte solitaria ed ignota a tutti.