Storia medievale

Carlo Magno e il Sacro Romano Impero: riassunto

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Dall'affermazione dei Carolingi alla nascita dell'Impero

 

È nel corso del VI Secolo che i Franchi, popolo germanico stanziatosi sulle rive occidentali del Reno nei primi vent'anni del V Secolo, iniziano a spingersi verso sud-ovest in Aquitania e verso sud-est in Borgogna. Con la fusione di queste due regioni e della regione di Parigi (Neustria) con quella di Austrasia - ossia un ampio territorio oggi comprendente Francia nord-orientale, Belgio, Olanda e buona parte della Germania centro-occidentale che fu la culla della civiltà franca - furono gettate le basi dell'egemonia di questo popolo sul continente. 

A partire da tali estesi e ricchi domini Pipino di Herstal (detto anche “il Giovane”) fonda, nel 688, una dinastia destinata a prender nome di carolingia dal di lui figlio, il ben più famoso Carlo Martello, eroe della Cristianità, capace di infliggere la prima battuta d'arresto alla inarrestabile avanzata araba nella battaglia di Poitiers (732). Lo straordinario prestigio dei Franchi all'interno della Cristianità derivante da questo fatto d'armi si aggiunse al rapporto privilegiato con i vertici della Chiesa sin dal 493, quando Re Clodoveo fu il primo sovrano germanico a convertirsi al Cattolicesimo ripudiando l'Arianesimo, eresia cristiana al tempo professata dalla maggioranza delle tribù germaniche.

È all'interno di questo contesto che il figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve, si dedicò intensamente a sviluppare una decisa politica di espansione verso Sud che l'avrebbe condotto a fare leva sul rapporto con il Papa, le cui preoccupazioni nei confronti del regno dei Longobardi erano oramai da tempo di natura prevalentemente politica. Bisogna ricordare, infatti, che almeno dal principio dell'VIII Secolo la quasi totalità dei longobardi si era convertita al Cattolicesimo, e che quel che realmente impensieriva i Pontefici era la presenza nella Penisola di un forte regno i cui domini stringevano il Lazio sia da Nord che da Sud – ove il Pontefice era anzi costretto a guardare ai Ducati longobardi di Spoleto e Benevento come agli unici baluardi contro gli odiati bizantini. La prima discesa dei Franchi in Italia contro i Longobardi risale al 754, la seconda al 756. In entrambi i casi i Franchi erano stati chiamati dal Papa come suoi difensori ed avevano ottenuto un successo travolgente. La terza ed ultima discesa fu quella decisiva, nella quale Carlo Magno espugnò Pavia, ponendo di fatto fine al regno longobardo nel 774.

Rinfrancato dalla conquista dell'Italia Centro-settentrionale Re Carlo volse la sua attenzione alle due altre possibili direttrici di espansione: sud-ovest ed est. Lungo la prima la presa di Pamplona e Barcellona consentì a Carlo di proseguire l'opera intrapresa dal nonno Carlo Martello contro i musulmani e, impiantando una solida testa di ponte cristiana oltre i Pirenei, gettò le basi di quella che, quasi cinquecento anni dopo, avrebbe preso il nome di Reconquista.

Ad oriente Carlo Magno fu il primo sovrano cristiano a praticare una politica di conversioni forzate di massa, principalmente a danno dei Frìsoni, nell'area dell'attuale Olanda, dei Sassoni 1 e degli Àvari, che gli consentì di controllare le sponde occidentali del Danubio e di fare penetrare per la prima volta il Cattolicesimo nel mondo slavo. Le conquiste di Carlo Magno furono completate dall'annessione incruenta della Baviera, un regno germanico già cristiano e teoricamente vassallo dei Franchi sin dal tempo dei Merovingi.

Alla fine dell'VIII Secolo i domini di Carlo Magno si estendevano così su un Regno che spaziava dai Pirenei al Danubio e dal Mar del Nord al Lazio: nessun sovrano cristiano aveva mai governato su territori così estesi dal tempo di Giustiniano. Il primo a leggere l'eccezionalità della situazione fu Papa Leone III, il quale aveva tutto l'interesse nel trasformare il più potente Re cattolico in qualcosa di più, qualcosa che, per dignità, potesse collocarsi sullo stesso piano del basileus di Costantinopoli: un Imperatore. Carlo Magno, dal canto suo, non disdegnava di far pesare tutta la sua influenza anche nelle questioni di fede, come risulta chiaro dalla indizione del Sinodo di Francoforte (794), personalmente voluto e presieduto da Carlo, che nelle intenzioni del sovrano volle essere la controparte del Secondo Concilio di Nicea (787), convocato dall'Imperatrice Orientale Irene senza che al suo interno fosse data degna rappresentanza al clero occidentale. Erano, quelli, anni nei quali la Cristianità era lacerata dalla spinosa questione del culto delle immagini, ritenuta ereticale dalla schiacciante maggioranza del clero orientale (iconoclastia) ed invece largamente praticata in Occidente.

In questo contesto politico-religioso il Papa prese nell'800 la decisione di consacrare Carlo Imperatore 2 nella notte di Natale dell’800. Si tratta, com'è noto, di una delle date più gravide di conseguenze della storia europea.

Nasceva in questo modo una nuova compagine statuale, caratterizzata da una peculiarissima dialettica fra Papa ed Imperatore. In questa dialettica interna al rapporto Chiesa-Impero si situa, dopo il feudalesimo, l'altra grande impronta lasciata in eredità dall'età carolingia ai secoli successivi.

L'Impero carolingio, ancorché ovviamente reso possibile dall'opera e dalla personalità stessa di Carlo Magno, fu però in primo luogo un'invenzione del Papa, il quale rese la sua investitura condizione imprescindibile per assurgere alla suprema dignità secolare di tutta la Cristianità. Dal canto loro, gli Imperatori non avrebbero tardato molto a scoptire quanto potesse essere gravoso il peso di quella corona ricevuta dalle mani del Pontefice, il quale, al pari di ogni sovrano del suo tempo, era mosso non soltanto da preoccupazioni spirituali ma anche da più concreti obiettivi politici. Il rapporto di mutua e reciproca legittimazione e protezione che legò i Vescovi di Roma ed i sovrani Franchi nei secoli dell'Alto Medioevo - e che avrebbe portato i Papi a definire la Francia “figlia primogenita della Chiesa” - si sarebbe presto convertito, a partire dalla creazione del Sacro Romano Impero Germanico (962), in una relazione più complessa: le tensioni potenzialmente insite nel ruolo svolto da Carlo Magno nelle questioni spirituali 3 e a quello dal Papa in quelle secolari 4 si sommarono alle peculiarità del sistema feudale, nel quale non era infrequente che cariche e titoli secolari si aggiungessero a cariche e titoli ecclesiastici nella stessa persona 5.

 

L'Impero dopo Carlo Magno

 

La morte del fondatore dell'Impero nell’814 segue di appena due anni l'ultimo successo di Carlo, vale a dire il riconoscimento del suo titolo da parte del basileus di Costantinopoli, il quale per la prima volta dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente si trovava così a dover condividere con un altro uomo la suprema autorità temporale del mondo cristiano. Tuttavia, la principale minaccia alla sopravvivenza dell'Impero era data proprio dalla intrinseca debolezza dell'autorità del sovrano sui territori da lui controllati. Dal momento che Carlo Magno non poteva contare sulla struttura amministrativa che l'Imperatore bizantino aveva ereditato dall'Impero Romano, egli scelse di avvalersi di quel sistema feudale che ne rappresentò il maggior fattore di debolezza per tutto ciò che concerneva le due essenziali funzioni dello Stato, ossia l'arruolamento delle truppe e la riscossione dei tributi. Diversamente dall'Impero Romano, inoltre, il Sacro Romano Impero appariva economicamente sottosviluppato, basato com'era su un modello sociale concentrato soprattutto sull'autosufficienza dei piccoli centri urbani e delle tenute feudali più che sullo scambio di risorse e sul commercio. Non aiutava, in questo, un'altra differenza con l'Impero Romano, ossia l'assenza di un adeguato controllo delle vie marittime. Mentre Roma fu capitale di un mondo che ebbe nel Mediterraneo la sua culla, Aquisgrana fu e rimase capitale di un Impero essenzialmente continentale, con un baricentro spostato molto più a nord: un mondo basato ancora più sul baratto che sul denaro nel quale, come s'è detto, il possesso fondiario era di gran lunga la principale forma di ricchezza e selezione sociale riconosciuta.

Già nell'843 si pervenne ad una prima spartizione dei domini imperiali (nota come “spartizione di Verdun” o “trattato di Verdun”) fra i nipoti di Carlo Magno, figli di Ludovico il Pio, ovvero Lotario, Carlo il Calvo, Ludovico il Germanico:

Tale spartizione delinea di fatto i confini in nuce delle tre principali nazioni europee: una parte orientale, compresa fra i Pirenei, la Loira e la regione di Parigi (il futuro Regno di Francia), una parte centrale che comprendeva a Nord la regione del Reno ed a Sud l'Italia centro-settentrionale, ed una parte orientale che andava dalla riva orientale del Reno all'Elba (il futuro Impero Germanico). A questa venuta meno dell'autorità imperiale si aggiunse, nell'877, l'emanazione del cosiddetto “capitolare di Quierzy” dell’877 6 con il quale Carlo il Calvo decretava il diritto all'ereditarietà dei benefici feudali.

Nelle intenzioni del sovrano tale decisione avrebbe dovuto rafforzare la lealtà dei feudatari, ma in realtà si tradusse in una ancor più ampia sottrazione di sovranità del potere centrale nei confronti di territori che la Corona cessava di fatto di poter reclamare. Tutto, anche in questo caso, dipendeva dalla tenuta dei rapporti personali instauratisi fra Re e vassalli, i più potenti dei quali iniziarono a loro volta a conferire l'investitura a uomini a loro fedeli (che presero il nome di valvassori) per condividere l'onere dell'amministrazione dei territori più estesi. In questo modo, il legame di fedeltà vincolava sì i vassalli al Re, ma non i valvassori, i quali, reciprocamente, giuravano sulla spada del vassallo che assegnava loro una parte dei suoi domini. In questa situazione, quand'anche il Re fosse stato nella condizione di poter contare sulla fedeltà di tutti i suoi vassalli - dai quali dipendeva non solo per riscuotere tributi, ma anche e sopratutto per arruolare truppe e costituire eserciti - la tenuta del patto feudale si poggiava anche sulla fedeltà di tutti i valvassori nei confronti dei vassalli, rispetto alla quale il Re non disponeva di nessuno strumento di controllo o influenza diretta.

Oltre questi limiti strutturali il Sacro Romano Impero non seppe andare, come dimostra la sua brevissima vita di appena quarantatré anni. Il feudalesimo invece gli sopravvisse molti secoli trasformandosi in una delle caratteristiche fondanti del Medioevo europeo.

 

La rinascita carolingia: cultura e religione fra ottavo e nono secolo

 

Come tutti i signori del suo tempo, anche Carlo Magno non era un uomo colto: ancora oggi non sappiamo con certezza se egli sapesse solo leggere, o se abbia imparato in età avanzata anche a scrivere, o se, ancora, abbia per tutta la vita ignorato sia la lettura sia la scrittura. Quel che è certo, è che Carlo Magno ebbe sempre ben presente il gravissimo stato di abbandono nel quale versavano le lettere nell'Occidente cristiano e le conseguenze di tale situazione sullo sviluppo economico e civile del suo Impero.

 

A questo scopo, egli dedicò alla difesa e promozione della cultura non minore attenzione di quella rivolta alle faccende militari, raccogliendo attorno a sé i migliori studiosi del tempo - Alcuino di York, Eginardo, Paolo Diacono - in una schola palatina fondata presso la sede imperiale di Aquisgrana con finalità sia eminentemente culturali e scientifiche sia politiche. Principalmente ad Alcuino si deve il maggiore lascito culturale dell'età carolingia, vale a dire la creazione e la diffusione della minuscola carolina, ossia un canone unificato di scrittura semicorsiva destinato ad essere impiegato in tutti i documenti ufficiali e nei trattati scientifici per superare il particolarismo grafico dei secoli precedenti. Allo storico Paolo Diacono si deve la redazione di quella Historia Langobardorum che, oltre ad essere tuttora una delle fonti più preziose per lo studio del Regno longobardo, con il suo punto di vista filo-longobardo rappresenta anche un ottimo esempio della libertà di espressione lasciata da Carlo Magno agli studiosi. Intorno alla metà del IX Secolo la direzione della schola fu affidata da Carlo il Calvo a Giovanni Scoto Eriugena, il maggiore filosofo altomedioevale, al quale si deve la prima originale sintesi di pensiero fra neoplatonismo e cristianesimo fiorita su suolo europeo. Accanto a questa dimensione propriamente scientifica, Carlo Magno favorì grandemente la diffusione capillare dell'ordine benedettino, incentivando la fondazione di monasteri ed abbazie sia come centro di propagazione della fede cattolica presso le popolazioni di più recente conversione sia come luogo di produzione e conservazione del sapere. Così facendo, anche grazie ai buoni uffici del suo biografo Eginardo, mentre incoraggiava la ripresa di una riflessione cristiana sulla natura del nuovo imperium, Carlo legittimava sempre più se stesso tanto di fronte al popolo quanto di fronte ai potenti ed agli ecclesiastici come il prosecutore dell'opera di Costantino ma anche, e questa era la novità, come principale interlocutore del Vescovo di Roma

 

Considerazioni conclusive

 

L'età carolingia, pur situandosi cronologicamente nel cuore del cosiddetto Alto Medioevo, anticipa e, quel che più conta, fonda i presupposti di alcune delle principali caratteristiche della civiltà europea bassomedioevale per quanto concerne sia il sistema feudale sia i rapporti fra Impero e Papato. Ma il suo influsso si estende ben più oltre: collegato al “mito” dell’imperatore franco c’è anche la nascita ed il successo della chanson de geste, genere letterario di tipo epico, diffusosi nella Francia centrale e settentrionale dopo il Mille. Com'è noto, questi componimenti, che rappresentano la prima forma di epos autoctono nell'Occidente cristiano, trattano principalmente dello scontro fra cristiani e musulmani e sono sovente imperniati sulle imprese valorose compiute da sovrani e condottieri della dinastia carolingia (Carlo Martello, Carlo Magno, Orlando). Nella tipizzazione propria al genere epico se Orlando rappresenta il prototipo del cavaliere indomito fino all'estremo sacrificio e Carlo Martello quello del Re che guida le sue truppe alla vittoria, Carlo Magno incarna invece la figura del pacificatore, il nuovo Augusto destinato a riportare in Europa l'idea imperiale, ammantandola però della nuova fede rivelata.

Dopo la Seconda guerra mondiale, quando Konrad Adenauer per la Germania, Alcide De Gasperi per l'Italia e Robert Schuman per la Francia cercarono di creare presupposti perché mai più gli europei volessero combattersi fra di loro, essi, convinti cattolici, ritennero di poter trovare un autorevole precedente nella figura del creatore del Sacro Romano Impero (cristiano, e centrato sui territori di Francia, Germania ed Italia Settentrionale), contribuendo in questo modo a rilanciare in pieno Novecento il mito di Carlo Magno come fondatore dell'idea di Europa unita.

La figura di Carlo Magno rappresenta allora uno snodo decisivo nella storia europea sotto il triplice punto di vista politico, socio-economico e religioso-culturale.

1 La sottomissione dei Sassoni si concluse con l’estensione dei confini del regno franco all'Elba e la fondazione, fra gli altri, dei Vescovati di Brema e Münster.

2 Per usare la formula esatta, Carlo Magno fu incoronato serenissimus Augustus, a Deo coronatus, magnus et pacificus Imperator, Romanum gubernans Imperium ovvero: “Serenissimo Augusto, incoronato da Dio, Imperatore grande e pacifico, governante Impero Romano”.

3 Si pensi alla indizione del Sinodo di Francoforte ed al fatto che l'Imperatore intervenisse personalmente nella nomina delle alte cariche ecclesiastiche.

4 Si pensi qui invece al fatto che in virtù della investitura dell'Imperatore il Papa si poneva di fatto al vertice della piramide feudale.

5 Questa circostanza darà vita al fenomeno della lotta per le investiture, così caratteristico del mondo cristiano cattolico occidentale e del tutto sconosciuto alla cristianità orientale in virtù della tradizione cesaro-papista di Costantinopoli. A differenza dell'Impero bizantino, quello carolingio era infatti caratterizzato da una religione guidata da un Pontefice autonomo e del tutto indipendente dall'Imperatore.

6 Con il nome di “capitolare” si indicano in età medievale le ordinanze imperiali.

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