Biologia animale

I Carnivori: caratteristiche e classificazione dal leone al tricheco

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Durante il corso dell’evoluzione i mammiferi hanno colonizzato la maggior parte degli ambienti terrestri, adattandosi a diversi habitat e  a diete profondamente diverse. In relazione a ciò modo i denti dei mammiferi hanno subito modificazioni che hanno influenzato e sono state influenzate dallo stile di vita delle varie specie. Fra i diversi ordini di mammiferi, i Carnivori 1, i cui appartenenti si cibano primariamente (e talvolta esclusivamente) di altri animali, presentano una dentatura assai caratteristica che permette loro di afferrare e lacerare le prede.

Anche altri mammiferi sono carnivori senza essere "Carnivori": per esempio i Cetacei dell'ordine degli Odontoceti sono carnivori in quanto si cibano di pesci e crostacei, come anche gli Insettivori e gli Sdentati, che si cibano di insetti, tuttavia non sono Carnivori, perché la struttura dentaria dei Carnivori è tale da identificarli come specie imparentate fra loro, degne della distinzione dagli altri ordini. 

Abbiamo usato l'aggettivo "discutibile" perché, come per altri ordini di mammiferi, anche per i suddetti la classificazione tradizionale ha subito e subisce cambiamenti a seguito delle nuove informazioni ottenute dal sequenziamento del genoma. Gli studiosi non sono tutti d'accordo, e la questione è aperta, come spesso accade nella scienza.

I denti dei Carnivori sono specializzati per il tipo di prede di cui si cibano e per le modalità di cattura. Le loro principali prede, oltre a uccelli e rettili, sono altri mammiferi spesso di notevole taglia: di conseguenza lo smembramento delle carni, spesso di una certa consistenza, necessita di denti sviluppati allo scopo, in una parola specializzati. Gli incisivi e i canini risultano particolarmente affilati e permettono di afferrare la preda e dilaniarla, grazie anche ai potenti muscoli che azionano le mascelle: un solo fendente ben assestato può uccidere la malcapitata preda. I canini talvolta sono sporgenti e visibili anche quando la bocca è chiusa: oltre allo scopo di facilitare la cattura, l'uccisione, la lacerazione, questi denti vengono utilizzati infatti anche come segnale di minaccia ed esibizione nei confronti degli altri individui della stessa specie (ovvero del branco, nel caso di animali gregari) o di nemici appartenenti ad altre specie. Anche i premolari e i molari sono funzionali alle abitudini alimentari: lacerano il cibo, lo tagliano e lo spezzettano. Molte specie dell’ordine dei Carnivori presentano i denti carnassiali o ferini, ovvero un promolare e un molare di grandi dimensioni e a forma di lama, che triturano  la carne all’interno della bocca.

Sbadiglio contagioso: a sinistra un ghepardo (Acinonyx jubatus), al centro una leonessa (Panthera leo), e a destra un cane domestico (Canis lupus familiaris) di razza bull terrier. Nelle prime due immagini risultano evidenti i grossi canini e gli acuminati incisivi, nell’immagine a destra si possono notare anche i denti carnassiali, molto più grandi e appuntiti degli altri molari e premolari.

I Carnivori possono essere suddivisi un due sottordini: i Feliformi, che presentato artigli retrattili o semi-retrattili, e i Caniformi, che ne sono sprovvisti, e si distinguono per un muso più allungato. 2

Come suggerisce il nome di questi raggruppamenti, gli animali di riferimento sono il cane domestico (Canis lupus familiaris) e il gatto domestico (Felis silvestrus catus). Il terzo termine nel nome scientifico di questi animali identifica una sottospecie, ovvero un livello di classificazione immediatamente inferiore alla specie, che distingue, in questo caso, l’animale addomesticato da millenni dall’uomo dalla sua controparte selvatica, con la quale è comunque in grado di riprodursi: questo vuol dire che appartengono alla stessa specie. L’addomesticamento da parte dell’uomo ha portato alla nascita di diverse razze di cani e gatti, che si distinguono per caratteristiche fisiche e comportamentali.

Cani & gatti: partendo da sinistra, due francobolli emessi dall’Ungheria nel 1967 raffiguranti le razze di cani collie e pastore tedesco, mentre sulla destra due francobolli emessi dall’Azerbaijan nel 1995 raffigurano un gatto manx dal pelo lungo e un certosino.

I feliformi comprendono tre famiglie, che nella moderna classificazione si possono espandere a sei. I Felidi (comunemente felini) sono gli animali più rappresentativi del sottordine e annoverano i parenti “selvaggi” del gatto domestico: il gatto selvatico (Felis sylvestris), il leone (Panthera leo), il cui maschio presenta una criniera di peli che gli conferisce potenza e rispetto nel branco e nel proprio harem di leonesse, il ghepardo (Acinonyx jubatus), che non presenta artigli retrattili ed è considerato l’animale terrestre più veloce, con i suoi oltre 100 km/h di velocità massima sullo scatto, e il puma (Puma concolor), abile saltatore e nuotatore, sono solo alcune specie di felidi. Questi animali sono molto aggraziati ed eleganti nei movimenti, ma quando si tratta di cacciare si trasformano in implacabili e strategici predatori, in grado di appostarsi anche per molto tempo aspettando il momento adatto per colpire la vittima designata. Molti felidi possiedono un manto particolarmente funzionale alla mimetizzazione nei vari habitat di appartenenza: la splendida pelliccia ha purtroppo ha indotto una caccia spietata, portando molte specie a gravissimo rischio di estinzione. I felidi hanno colonizzato i diversi continenti: la lince rossa (Felis rufus) abita il Nord America, il giaguaro (Panthera onca) il Sud America, la tigre (Panthera tigris) l’Asia, il caracal (Caracal caracal) l’Africa e il Medio Oriente. I felidi, inoltre, presentano i famosi “baffi”, chiamati vibrisse, presenti in altri mammiferi (es. Roditori): si tratta di  peli molto sensibili a causa della presenza di terminazioni nervose, che permettono all’animale di captare al meglio ciò che succede nell’ambiente circostante.

L’eleganza del felide: a sinistra i caratteristici ciuffi al termine delle orecchie del caracal (Caracal caracal), al centro una tigre (Pathera tigris) pronta all’attacco in una palude, e a destra la posa seduta di un puma (Puma concolor) che ricorda quella di un gatto domestico.

Nonostante somiglino più a cani, gli appartenenti alla famigli degli Ienidi (tre specie di iene e una di protele) sono imparentati con i felidi: queste specie sono famose per l'abitudine di cibarsi di carogne di animali morti, anche uccisi e solo in parte divorati da altri carnivori. Per questa dieta particolare le iene vengono definite necrofaghe o saprofaghe: questi animali tuttavia sono anche ottimi cacciatori, dotati di straordinaria intelligenza tattica che permette loro di attaccare in gruppo anche grandi mammiferi erbivori (es. Ungulati), nonostante superino di poco il metro di lunghezza e non siano dotati della velocità dei grandi felidi. Specie ancora più piccole appartengono alla famiglia dei Viverridi, considerati i carnivori più primitivi, a causa della scarsa specializzazione dei denti. A questa famiglia appartengono animali dotati di pelliccia maculata che permette la mimetizzazione come la genetta (Genetta genetta) e la civetta delle palme (Paradoxurus hermaphroditus), mentre altre specie, una volta considerate viverridi, costituiscono oggi famiglie indipendenti. Gli Eupleridi sono rappresentati dal fossa (Cryptoprocta ferox), i Nandiniidi dalla nandinia (Nandinia binonata), mentre gli Erpestidi comprendono le più note manguste. Questi animali sono famosi per il racconto di Rudyard Kipling Rikki-tikki-tavi, in cui l’omonima mangusta affronta e uccide velenosi cobra. Proprio questo racconto ha fatto nascere la credenza che le manguste mangino solo serpenti, cosa non del tutto vera, perché cacciano volentieri piccoli mammiferi, rane, persino granchi.
Oltre alle manguste, un’interessante specie fra gli erpestidi è il suricato (Suricata suricatta), che vive in Sudafrica e in Namibia e ha la caratteristica di stare sollevato su due zampe per molto tempo: questi animali sociali infatti vivono in branchi in cui gli individui che non partecipano alla ricerca del cibo (principalmente insetti) fanno da sentinella, scrutando dall’alto di una collinetta la zona circostante.

A sinistra due esemplari di iena maculata (Crocuta crocuta) intente al trasporto di ciò che resta della testa di un’antilope, al centro una genetta (Genetta genetta) e a destra un suricato (Suricata suricatta).

Fra i caniformi, gli animali più rappresentativi sono sicuramente gli appartenenti alla famiglia dei Canidi, accumunati da orecchie arrotondate e un naso (chiamato tartufo) molto sensibile, in grado di aiutare l’animale nell’identificazione della preda. Le specie più piccole come la volpe comune (Vulpes vulpes), che vive in tutto l’emisfero boreale tranne nelle zone più fredde, abitate dalla volpe artica (Alopex lagopus), il fennec (Vulpes zerda), dalle caratteristiche grandi orecchie che disperdono meglio il calore nell’arido deserto sahariano, vivono generalmente solitari, o al massimo in coppia, e si cibano raramente di prede di taglia maggiore della loro. Al contrario canidi più grandi, appartenenti al genere Canis, si organizzano in branchi, grazie ai quali sono in grado di attaccare grandi erbivori: specie di questo tipo sono il dingo (C. lupus dingo), ovvero il cane australiano che caccia marsupiali, il lupo euroasiatico (C. lupus lupus), il bellissimo antenato del cane domestico, che caccia grandi ruminanti come alci o cervi, ma anche mangiatori di carogne, come il coyote (C. latrans) e lo sciacallo dalla gualdrappa (C. mesomelas). Una specie a rischio di estinzione è il licaone (Lycaon pictus), caratterizzato da macchie nere, bianche, grigie e gialle.

A sinistra le grandi orecchie del fennec (Vulpes zerda), al centro lo sciacallo della gualdrappa (Canis mesomelas) e a destra il minacciato licaone (Lycaon pictus), il cui modo di camminare ricorda molto quello di un cane domestico.

Altri caniformi dotati di un tartufo pronunciato sono gli Ursidi, animali dalle grandi dimensioni hanno una dieta varia, che a seconda degli habitat in cui vivono può comprendere pesci, alci, uccelli, erba, ghiande, insetti e miele. Fra queste specie le più famose sono l’orso bruno (Ursus arctos), che abita il Nord America, l’Europa e l’Asia, e l’orso polare (Ursus maritimus), che vive nell’Artico e si è abituato a cacciare sia sul ghiaccio sia sott’acqua, sviluppando abilità da nuotatore e subacqueo. Un urside particolare è il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca), il cui nome scientifico significa letteralmente “piede di gatto nero-bianco”: il riferimento al noto colore della sua pelliccia è evidente, mentre è meno nota la presenza, all’interno delle ossa della mano, di una sorta di "sesto dito", un “falso pollice”un osso del polso, il sesamoide radiale, particolarmente sviluppato che il panda gigante utilizza come una sorta di pollice opponibile, in modo da facilitare la presa sulle canne di bambù, sua quasi unica fonte di cibo (solo sporadicamente di nutre di uova e insetti e raramente è stato visto mangiare carogne di animali): di conseguenza, questo animale non è di fatto un carnivoro, ma un Carnivoro. Attualmente classificato nella famiglia degli ursidi in seguito a precise analisi genetiche, era ritenuto in passato più affine ai Procionidi. Il panda gigante abita le foreste della Cina, come ben noto è in pericolo di estinzione: si pensa cerca in tutti i modi di preservarlo, anche allevandolo in cattività per favorire la riproduzione.

A sinistra un orso polare (Ursus maritimus) sui ghiacci dell’Alaska, al centro un famiglia di panda maggiori (Ailuropoda melanoleuca) immersi in una foresta di bambù. A destra invece il dettaglio della zampa anteriore del panda maggiore, in cui spicca il “falso pollice”.

Una famiglia le cui specie assomigliano a piccoli orsi è quella già citata dei Procionidi, la cui specie più rappresentativa è il procione (Procyon lotor), chiamato anche orsetto lavatore: questo animale abita il Nord America e dal suo habitat naturale, ovvero le foreste, si è spinto fino a colonizzare le aree urbane, dove spesso viene coloto a rovistare fra i bidoni della spazzatura. Caratteristiche di questo animale sono le due macchie nere intorno agli occhi, quasi una mascherina, e la coda il cui pelo ha una colorazione ad anelli: quest’ultima appartiene anche al coati rosso (Nasua nasua), che abita il Centro e il Sud America. Una specie prima annoverata fra i procionidi è il panda minore (Ailurus fulgens) che oggi viene considerato l’unico appartenente alla famiglia degli Ailuridi. Questa specie, chiamata anche panda rosso, condivide con il panda maggiore l’habitat (le foreste cinesi) ma non la dieta: esso si ciba infatti di insetti, uova e piccoli mammiferi, oltre che di vegetali.

Simili ma diversi: a sinistra il procione (Procyon lotor), al centro il coati rosso (Nasua nasua), e a destra il panda minore (Ailurus fulgens).

Ai Mustelidi, appartengono specie di piccole dimensioni, dotate di grande agilità e di abilità nella caccia: un famoso modo di dire infatti recita “astuto come una faina” (Martes foina). Le pellicce permettono loro di mimetizzarsi: l’ermellino (Mustela erminea), per esempio, ha manto diverso a seconda della stagione, bianco d'inverno e bruno d'estate. La lontra (Lutra lutra), esperta nuotatrice che si ciba prevalentemente di animali acquatici, ha una lucida pelliccia impermeabile. Queste bellissime pellicce hanno tuttavia reso molti mustelidi oggetto di caccia da parte dell’uomo, e minacciato specie come lo zibellino (Martes zibellina) e il visone europeo (Mustela lutreola) e l'ermellino stesso. Specie più abituate al contatto con l’uomo sono la donnola (Mustela nivalis), dal corpo lungo e snello, il tasso (Meles meles), che vive in colonie anche vaste, e la puzzola (Mustela putorius), la cui versione pressoché domestica è il furetto. La puzzola, tuttavia, è famosa per essere in grado di rilasciare una sostanza maleodorante da una ghiandola posta vicino all’ano (ghiandola perianale) quando si sente in pericolo: il cattivo odore è dato da molecole che contengono zolfo, simili a quelle liberate dal cavolfiore durante la cottura. Questa stessa tattica di difesa appartiene anche allo zorilla (Ictionyx striatus) e alla moffetta comune (Mephitis mephitis): quest’ultima specie, tuttavia, viene oggi considerata parte di una famiglia indipendente da quella dei mustelidi, ovvero quella dei Mefitidi, il cui nome prende spunto dal mefitico odore che emanano. 3 

A sinistra una lontra (Lutra lutra) mentre nuota, al centro un tasso (Meles meles) e a destra la mefitica moffetta comune (Mephitis mephitis).

Le ultime tre famiglie di caniformi erano in passato considerate un ordine a sé stante, ovvero quello dei Pinnipedi: il termine deriva dagli arti superiori hanno assunto aspetto di pinne, adatte al nuoto e a uno stile di vita acquatico, mentre gli arti posteriori si sono evolute in una coda dotata di una sorta di pinna caudale. I pinnipedi vengono oggi definiti da molti come una superfamiglia comprendente le famiglie Otaridi, Odobenidi e Focidi, tutte caratterizzate da specie dotate di una grande riserva di grassi, che permette loro di sopravvivere agli habitat spesso gelidi in cui vivono. I maschi sono generalmente di dimensioni maggiori delle femmine, per le quali combattono anche con violenza durante la stagione dell’accoppiamento, che si svolge su spiagge o blocchi di ghiaccio. Gli Otaridi comprendono specie come il leone marino della California (Zalophus californianus) e l’otaria dalla criniera (Otaria flavescens): il loro nome vuol dire “orecchio piccolo”, in riferimento al padiglione auricolare visibile, che li distingue dalle altre due famiglie. Gli Odobenidi comprendo il tricheco (Odobenus rosmarus), famoso per i canini dei maschi che sporgono a formare vistose zanne. I Focidi comprendo specie differenti, come la foca leopardo (Hydrurga leptonyx), che abita i freddi mari dell’Antartide, l’elefante marino meridionale (Mirounga leonina), il cui maschio possiede una strana sacca sul muso, quasi una proboscide, che gonfia per corteggiare la femmina, e la foca monaca (Monachs monachus), che vive nel Mar Mediterraneo ed è in pericolo di estinzione.

Maschi esibizionisti: a sinistra un maschio di otaria dalla criniera (Otaria flavescens) circondato da molte femmine, al centro un maschio di tricheco (Odobenus rosmarus) mostra le sue bianche zanne, a destra due elefanti marini meridionali maschi (Mirounga leonina) lottano ergendosi verso l’alto.


Credits: Wikimedia Commons Alan D. Wilson, Badger Hero, Bonnie U. Gruenberg, Brocken Inaglory, chensiyuan, Clayoquot, Diotime1, Frédéric SALEIN, Hans Hillewaert, Hullwarren, Ivob, Leo za1, Juan Lacruz, MarcusObal, Momotarou2012, Moni Sertel, Nehrams2020, Philip Sheldrake, Quartl, Reinhard Jahn, Wildfeuer.

1 Ricordiamo come sia importante distinguere il termine generico “carnivori”, con l’iniziale minuscola, che indica solo animali che si cibano di altri animali, dal termine “Carnivori” con l’iniziale maiuscola, che indica un preciso, se pur discutibile, gruppo sistematico. Vi sono per esempio molti insetti carnivori (es. certe vespe), ragni carnivori etc, che non sono affatto… Carnivori!

2 La distinzione tra Caniformi e Feliformi in realtà si basa su un curioso particolare anatomico: la bulla timpanica dei Caniformi è indivisa, mentre quella dei Feliformi è divisa in due logge, l’anteriore delle quali è la vera e propria camera timpanica che contiene gli ossicini dell’orecchio medio e in cui sbocca la tromba di Eustachio. È probabile che l’udito straordinario dei felini sia legato a questa struttura con doppia camera.

3 Fiorellino, la graziona disneyana amica di Bambi, è una moffetta!

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