Ottocento

Decadentismo, Estetismo e Parnassianesimo: riassunto

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Introduzione 

 

Il Decadentismo è un movimento artistico e letterario nato in Francia e sviluppatosi in Europa a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Possono essere considerati precursori della sensibilità decadente autori come Charles Baudelaire (1821-1867) e Théophile Gautier (1811-1872), che, volendo testimoniare una condizione di disagio e di rottura rispetto agli ideali della società borghese, per primi hanno contribuito alla rivalutazione del termine “decadente”, usato inizialmente come dispregiativo nei loro confronti . In seguito questo aggettivo venne rivendicato come dichiarazione di identità e poetica da una serie di poeti che si rifacevano alla lezione dei due precursori, scagliandosi contro l’ottimismo della società positivista e contro le convenzioni artistiche e culturale del gusto dominante.

In Francia il movimento nasce attorno al circolo dei cosiddetti “poeti maledetti”, tra cui è possibile annoverare Paul Verlaine (1844-1896), Stéphane Mallarmé (1842-1898) e Arthur Rimbaud (1854-1891), la cui opera è fortemente influenzata dalle teorie simboliste; in Inghilterra il Decadentismo è invece più decisamente dipendente alle teorie estetizzanti del poeta e romanziere Oscar Wilde (1854-1900), come si vede dalle sue opere più note, come Il ritratto di Dorian Gray. Negli Stati Uniti, figura di riferimento può essere considerato Edgar Allan Poe (1808-1849), tormentato autore di racconti “neri” come Il pozzo e il pendoloIl cuore rivelatoreLa rovina della casa degli Usher. Per quanto riguarda il Decadentismo italiano, esso può essere distinto in due fasi: 

 

Caratteri generali 

 

Per quanto sia piuttosto difficile datare con esattezza la nascita del Decadentismo, si possono in ogni caso identificare due momenti cardine per lo sviluppo del nuovo movimento: la pubblicazione nel 1884 dell’antologia di liriche Poètes Maudits, curata da Paul Verlaine e contente poesie di Tristan Gordière, Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé - a cui seguì, nel 1888, una nuova edizione che includeva componimenti di Marceline Desbordes-Valmore, Villier de L’Isle-Adam e Pauvre Lelian -, e la fondazione della rivista letteraria Le Decadent, nel 1886

Con il termine “decadentismo”, come abbiamo detto, ci si riferisce a un generico clima che pervade gli ambienti culturali parigini nella seconda metà dell’Ottocento e che incarna istanze di rivalsa contro la borghesia positivista, fiduciosa nel futuro ma al contempo legata alla società tradizionale. Di questa società gli intellettuali decadenti testimoniano l’imminente dissoluzione e lo fanno dimostrando il loro disprezzo attraverso comportamenti e componimenti giudicati immorali dal senso comune. I poeti decadenti operano alla fine del periodo romantico, ma non possono più identificarsi nei miti sentimentali della patria e delle passioni che le generazioni precedenti avevano elevato a paradigmi letterari. Prende sempre più corpo, tanto nelle loro opere che nella loro stessa esistenza, una svalutazione di tutto ciò che l’opinione comune considera importante e intoccabile, a partire dalla morale o dalle convenzioni sociali. In conseguenza di ciò l’artista decadente deve indagare i nessi nascosti tra le cose per scoprire una nuova verità 1, non senza una compiaciuta e malcelata soddisfazione per il piacere e, al tempo stesso, la sofferenza che questa sensibilità particolare gli comporta 2

Altre tematiche centrali nel Decadentismo sono quella del poeta veggente e quella dei moti interiori. Il poeta infatti non si presentapiù come voce del proprio popolo o come educatore delle masse (secondo secondo alcune istanze pedagogiche e razionaliste tipiche della stagione illuminista). Il poeta si è trasformato adesso in un ponte verso l’ignoto e i più oscuri segreti della natura e del mistero sotteso alle cose del mondo. L’arte decadente ha insomma una netta componente iniziatica, poiché promette al suo lettore di scoprire una realtà a lui precedentemente preclusa grazie alla facoltà superiori alla media del poeta. A ciò s’affianca uno stile raffinato e suggestivo, in quanto il mezzo linguistico deve essere adeguato a trasmettere sulla pagina ciò che i suoi sensi raffinati gli hanno permesso di “vedere”. Sul piano delle scelte metriche e formali, il rifiuto dell’arte convenzionale borghese (e, più in generale, della tradizione letteraria) si traduce in scelte innovative e radicali, come la preferenza accordata al verso libero contro la metrica tradizionale e la ricerca di strutture metriche che riproducano la sfuggente musicalità del mistero del mondo, privilegiandi quindi gli aspetti fonico-timbrici della parola rispetto a quelli più immediatamente comunicativi e referenziali 3.

Al Decadentismo è possibile avvicinare altri movimenti letterari del periodo, come l’Estetismo, nato sull’onda del Parnassianesimo. Il termine deriva da una raccolta di poesie di autori diversi intitolata Il Parnaso contemporaneo, pubblicata nel 1871 e poi riedita nel 1876, e indica un gruppo poetico ispirato all’opera di Théophile Gautier, primo promotore di una poesia “pura”, formalmente impeccabile ed estranea a qualsiasi calore emotivo. Il motto sotto cui si radunano questi poeti, che reagiscono alla poesia sentimentale e civilmente impegnata dei decenni precedenti, era quello dell’“arte per l’arte”, secondo cui l’espressione artistica deve trovare in sé la propria bellezza, nei propri valori di forma e suono; anche l’Estetismo recupererà questa idea, svalutando quindi i contenuti storici, morali o sentimentali del testo letterario e indulgendo spesso, come il Decadentismo, sulla componenti più sensuali, morbose o grottesche della rappresentazione. 

Oltre a Oscar Wilde (con il già citato Ritratto di Dorian Gray) e Gabriele D’Annunzio (con romanzi quali Il Piacere oppure Il fuoco) il principale esponente dell’Estetismo è Joris Karl Huysmans (1848-1907), scrittore francese che nel suo celebre romanzo À rebours - in italiano A ritroso o Controcorrente - racconta le vicende di Des Esseintes, un giovane esteta annoiato dalla vita, che ricerca soddisfazione in piaceri superflui come le collezioni di libri antichi o le essenze profumate. Des Esseintes, paradigma di ogni artista estetizzante e decadente, ricerca la soddisfazione dei propri desideri in modo tanto raffinato e ossessivo quanto inquieto ed insoddisfatto. Dopo essersi isolato da mondo per vivere nel mondo chiuso dell’arte, dovrà fare ritorno, sconfitto, a Parigi. 

  

Il Decadentismo in Francia 

 

I precursori del Decadentismo francese sono Charles Baudelaire e Théophile Gautier; tuttavia solo a quest’ultimo spetta il ruolo di ispiratore  della nuova stagione letteraria, tanto che lo stesso Baudelaire dedicherà a lui la sua celebre raccolta I fiori del male (1857). Sebbene Gautier cominci la sua carriera nell’alveo del Romanticismo, di cui è strenuo difensore, fin dalle sue prime opere egli rivela una sensibilità nuova. Il suo primo romanzo, Mademoiselle de Maupin, suscita grande scandalo per la materia esplicita della narrazione: le avventure amorose di una giovane donna che si traveste da uomo per carpire i più reconditi segreti dell’universo maschile. Nella Prefazione del romanzo, che può essere considerata a tutti gli effetti il manifesto del Parnassianesimo, Gautier espone la sua celebre teoria dell’“arte per l’arte”. 

Alla sua opera si ispira quindi Baudelaire che, dopo la consueta “palestra” romantica, si fa promotore di una nuova poetica dai forti accenti simbolisti. Fil rouge di tutta la sua opera è il sottile e problematico rapporto tra la ricerca di piacere ed ebbrezza e l’orrore di morte che pervade intimamente l’esistenza umana. Strenuo oppositore del Positivismo, Baudelaire si fa portavoce della crisi dei valori delle nuove generazioni, che il poeta descrive attraverso morbose visioni di morte e disfatta. Emblematica da questo punto di vista la lirica Al lettore, che apre la prima sezione dei Fiori del male:

Nos péchés sont têtus, nos repentirs sont lâches;
nous nous faisons payer grassement nos aveux,
et nous rentrons gaîment dans le chemin bourbeux,
croyant par de vils pleurs laver toutes nos taches 4.

Maestri del Decadentismo sono anche Paul Verlaine, Stéphane Mallarmé e Arthur Rimbaud che portano all’estremo il principio di rottura con la società e la chiusura nell’universo formale della poesia propri dei fondatori. In particolare, a Verlaine si deve l’invenzione della formula dei “poeti maledetti”, direttamente dal titolo dell’antologia in cui vengono raccolte le liriche dei maggiori esponenti della nascente corrente. La sua poetica si caratterizza per i forti accenti musicali e una tematica religiosa che non abbandonerà mai del tutto. Nella sua prima raccolta poetica, i Poèmes saturniens, che, a partire dalla medesima struttura, presenta svariate analogie con Les fleurs du mal , Verlaine dà vita a un corpus eterogeneo, dedicando i suoi versi, carichi di spleen 5, a Saturno, protettore dei flemmatici e dei malinconici. 

 

Il Decadentismo in Italia 

 

In Italia il Decadentismo vive due differenti momenti, condizionati in termini di tematiche e stile anche dalla situazione sociopolitica in cui operano gli autori. Per quanto riguarda la prima fase, quella più spiccatamente estetizzante e legata alla tradizione dei maestri francesi, la figura di riferimento è senza dubbio quella di Gabriele D’Annunzio

Fortemente ispirato da Huysmans e dall’idea di fare della propria vita un’opera d’arte, D’Annunzio celebra, nella raccolta poetica Primo Vere, pubblicata nel 1879 a soli sedici anni, il primato della vita estetica sulla vita etica e incorpora nella sua lirica quelle esigenze sensuali e vitalistiche che caratterizzeranno in seguito tanto la sua opera letteraria quanto la sua vita privata. In particolare nelle Laudi del 1903 traspare il tema del Superuomo, derivato dalla filosofia di Nietzsche, che influenza il poeta tanto per lo slancio antiborghese, quanto per l’abbondanza di spunti mitologici d’origine greca. La raccolta si costruisce così come un ideale percorso in cui la figura del superuomo, unico artefice attivo della Storia, muove verso una vitalistica comunione con la Natura.

Di natura differente è invece il Decadentismo pascoliano, le cui fondamenta affondano saldamente nel Classicismo e che è percorso da una costante vena di inquietudine e pessimismo, determinata soprattutto dalle sofferte vicende esistenziali del poeta, come la morte del padre (ricordate in X Agosto o ne La cavalla storna). Il simbolismo pascoliano indaga i sensi reconditi della realtà ma, a differenza dei decadenti francesi, Pascoli identifica la via di accesso alla rete di significato nella mera intuizione: il poeta si deve liberare della lettura razionale degli aspetti esteriori delle cose e riscoprire una spontaneità istintiva, capace di  trovare nuovi e imprevedibili collegamenti tra i dati del reale, come farebbe la  fantasia di un fanciullo (e Il fanciullino è appunto il testo teorico in cui il poeta esprime questa sua visione del mondo). L’attenzione di Pascoli è poi quasi sempre rivolta ad argomenti semplici e quotidiani, come gli oggetti della casa, la campagna circostante, le piccole fatiche di tutti i giorni o i rumori degli animali e della natura, che, nelo sguardo straniato del poeta, sono segni - o meglio, veli - di una verità “altra”, superiore e nascosta alla maggior parte delle persone comuni. 

Anche Luigi Pirandello si situa agli antipodi rispetto all’opera dannunziana: più che nella sua narrativa, i  motivi decadenti si trovano nella sua ricca produzione teatrale. Attraverso l’artificio dell’umorismo, Pirandello mette in scena la dissoluzione delle certezze della società borghese: l’identità straniata dei suoi protagonisti (come Enrico IV o i “sei personaggi” in cerca di un autore) e il relativismo prospettico della sua visione del mondo segnano il passaggio dal Decadentismo di fine Ottocento ai grandi temi della narrativa novecentesca, come la frammentazione dell’io individuale, la dissoluzione di tradizioni e valori consolidati (come la famiglia o la società), il rilievo alle dinamiche inconsce della psiche. Rientrano perfettamente in questa tipologia anche le opere romanzesche di Italo Svevo che, focalizzando inizialmente la crisi dell’uomo borghese medio (come in Una vita e Senilità) mette poi in luce la crisi radicale dell’io, come si vede ne La coscienza di Zeno

1 In particolare questo aspetto sarà uno dei fondamenti della corrente simbolista, a cui aderiscono (pur con modalità diverse tra loro) alcuni tra i maggiori autori decadenti, come Mallarmé, Verlaine, Rimbaud e D’Annunzio. Di quest’ultimo uno dei testi più indicativi in tal senso è la celebre Pioggia nel pineto.

2 Non è poi raro che questa sensibilità sia coltivata anche ricorrendo all’alcol (in particolare l’assenzio) o all’oppio, la cui assunzione viene interpretata come mezzo per ampliare i propri processi percettivi.

3 Ne è un esempio la celebre poesia-manifesto di Paul Verlaine Art poétique dove si afferma: “De la musique avant toute chose, | et pour cela préfère l’Impair | plus vague et plus soluble dans l’air, | sans rien en lui qui pèse ou qui pose”; traduzione: “Della musica prima di tutto | e per lei preferire ciò che è dispari | che è più vago e più solubile nell’aria | senza nulla in lui che sia di peso o di maniera”.

4 Traduzione: "Peccatori testardi, dai pentimenti vaghi, | vendiamo a caro prezzo i nostri bei propositi, | poi torniamo leggeri sui sentieri fragorosi | credendo un pianto vile nostre colpe dismaghi". (C. Baudelaire, I fiori del male, traduzione di A. Prete, Milano, Feltrinelli, 2003).

5 Spleen: termine che definisce quel complesso sentimento di noia, disgusto e malinconia di qualcosa di indefinito e indefinibile che costituisce una “malattia” esistenziale di molti poeti romantici prima e decadenti poi.

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