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Pitagora e la scuola pitagorica: metempsicosi e dottrina della purificazione

RELATORI: Jacopo Nacci
Inserito da stefano il 24 marzo 12
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Pitagora di Samo (circa 575 a.C. – circa 495 a.C.) è costretto, intorno al 540, a lasciare l’isola per motivi politici, stabilendosi a Crotone, in Magna Grecia. Qui fonda una comunità scientifica, religiosa e filosofica che svolge anche attività come partito politico aristocratico.
 
È difficile oggi distinguere, nei frammenti e nelle testimonianze in nostro possesso, tra l’insegnamento originale di Pitagora e le rielaborazioni posteriori, anche perchè è molto probabile che Pitagora non scrisse nulla. Sappiamo che il percorso dell’allievo/iniziato della scuola pitagorica si divideva in due fasi: gli "acusmatici", che obbedivano ai precetti senza conoscerne il vero motivo, e i "matematici", cui venivano rivelati i fondamenti del pitagorismo riguardanti la vicenda dell’anima e la teoria della metempsicosi, secondo cui l’anima accede alla vita beata dopo un ciclo di reincarnazioni nelle quali ha modo di purificarsi. La dottrina della purificazione proviene dall’ambiente orfico; l’innovazione apportata dai pitagorici sta nell’identificare la purificazione con la vita teoretica, con la ricerca scientifica e filosofica: nella speculazione pitagorica sono centrali il concetto di armonia del cosmo e l’aritmetica, e con essa la nozione di numero.
 
Jacopo Nacci, classe 1975, si è laureato in filosofia a Bologna con una tesi dal titolo Il codice della perplessità: pudore e vergogna nell’etica socratica; a Urbino ha poi conseguito il master "Redattori per l’informazione culturale nei media". Ha pubblicato due libri: Tutti carini (Donzelli, 1997) e Dreadlock (Zona, 2011). Attualmente insegna italiano per stranieri a Pesaro, dove risiede.

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Ritratto di JacopoNacci

JacopoNacci

Buongiorno Denis (non sono un prof. :) )
dunque, come sai il discorso delle fonti è un po' complesso, e la nostra conoscenza del "pitagorismo" è sempre un po' sfumata.
Dunque, bisogna vedere cosa intendi con "corpo unico".
Ti do tre interpretazioni dell'espressione, e l'ultimo riguarda l'anima del mondo.
Prima interpretazione. Il numero andrebbe concepito come archè, cioè come causa materiale - almeno stando a quello che Aristotele ci dice sui Pitagorici - cioè il numero avrebbe per i Pitagorici la stessa funzione che i fisici ionici attribuivano agli elementi; in questo senso - se intendi questo - potremmo dire che il mondo è "un corpo unico" se con ciò intendi che ogni ente è costituito da elementi di una stessa natura, in questo caso i numeri.
Seconda interpretazione. Questi elementi di una stessa natura, i numeri, danno vita a una molteplicità di enti, che sono quelli che noi vediamo e tocchiamo, e che usando il linguaggio come lo usiamo diremmo che sono "cose tra loro diverse". Qui parleremo piuttosto di relazioni tra questi enti molteplici. Anche queste relazioni hanno una natura numerica e geometrica: secondo i Pitagorici il nostro è un mondo fondato sulla proporzione, un mondo di rispondenze tra un ente e l'altro, tra il grande e il piccolo, tra il contenuto e il contenente eccetera. Da questo punto di vista abbiamo dunque un tutto armonico, coerente, dove anche la tensione tra limite e illimitato trova una superiore armonia. Se gli ionici guardavano alla fisica, i pitagorici, con il numero, sembrano compiere un passo ulteriore verso l'ordine, la misurabilità e la nostra capacità di intendere il mondo.
Terza interpretazione. Per quanto riguarda l'anima del mondo, se ne parla esplicitamente nel "Timeo", un dialogo scritto da Platone, in cui il personaggio-maestro è Timeo di Locri, un pitagorico. Ma attenzione: si tratta pur sempre di Platone.
In questo dialogo Platone – parlando per bocca del personaggio di Timeo – descrive la generazione dell'anima del mondo per mezzo di rapporti numerici; dopodiché il mondo viene composto dal Demiurgo – il mitico plasmatore – dentro l'anima del mondo, e dall'anima del mondo è permeato, quindi il mondo del "Timeo" è in effetti un "vivente animato", la cui anima è generata mediante dei rapporti numerici.
Sempre qui nel "Timeo" – rifacendosi probabilmente al pitagorico Filolao – Platone descrive la formazione degli elementi naturali prendendo le mosse dalle figure geometriche: in sintesi, il Demiurgo usa dei solidi geometrici come basi per i quattro elementi naturali: a ogni solido corrisponde un elemento, e il modo in cui questo elemento si comporta - per esempio il diverso comportamento dell'acqua e del fuoco – dipende dalla struttura geometrica dei suoi elementi di base. Quindi bisogna tenere presente che, pur fondandosi entrambi su basi numeriche, nel "Timeo" una cosa è l'anima del mondo e un'altra sono gli elementi naturali: l'anima del mondo non coincide con la materia ordinata dalle forme geometriche, piuttosto la permea.

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maggio 2013 / ore 15:38
Ritratto di deniscolombo

deniscolombo

Salve professore le pongo una domanda per chiarirmi un dubbio: secondo i pitagorici quindi la geometria, il numero sono considerati l'anima del mondo cioè il mondo è visto come un corpo unico ?
saluti Denis Colombo

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maggio 2013 / ore 07:23