Scienze della Terra

Acque dolci superficiali: caratteristiche di fiumi e laghi

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L’acqua tende a scegliere sempre la via più veloce per defluire. Durante dei periodi di pioggia intensi in città, se le vie per defluire dell’acqua sono ostruite (cosa che purtroppo capita spesso nei sistemi di scolo urbani) questa trova comunque percorsi alternativi scegliendo le vie di massima pendenza. A volte, e purtroppo, anche conseguenze gravi.

La spinta della gravità è la stessa che nei millenni ha creato, sulla superficie terrestre, dei solchi che permettessero all’acqua di poter defluire nel modo più veloce possibile. Con il passare del tempo, l’acqua di una sorgente o proveniente dallo scioglimento di un ghiacciaio crea un percorso, un passaggio sulla terra. E’ così che nasce un fiume, un corso d’acqua perenne (che, tranne in alcuni casi non si estingue mai). Un fiume può presentare tante differenti caratteristiche ma risponde, in modo quasi universale, all’esigenza della sua componente principale (cioè l’acqua) di defluire.

Esistono dei parametri per definire un fiume (ovviamente variabili da caso a caso).

La lunghezza di un fiume è molto legata alla morfologia di un territorio, così come la pendenza, cioè il rapporto tra il dislivello che esiste tra il tratto percorso e la sua lunghezza. Quando si fa riferimento al percorso di un fiume possiamo distinguere diversi tratti con conseguenti variazioni di pendenza: un inizio, ovvero un tratto superiore, cioè quella parte del fiume che va dalla sorgente fino all’arrivo su una pianura (tratto con massima pendenza); un tratto medio (con una conseguente pendenza media) e un tratto inferiore (dove la pendenza è minima).

Un altro parametro di riferimento per descrivere un fiume è la portata che è espressa come il volume di acqua che attraversa una sezione del corso d’acqua in una unità di tempo. Questo parametro varia a seconda del punto (o tratto) dove si può effettuare la misurazione, ma in genere si considera una portata media, calcolata con una media delle portate misurate nei vari tratti dove la pendenza varia da massima a minima. Il Po, per esempio, ha una portata di 1540 metri cubi al secondo (m³/s) d’acqua. Il Rio della Amazzoni di circa 100000 m³/s.

Ovviamente la velocità di un fiume, misurata in un qualsiasi punto del corso d’acqua, dipende da tutti questi fattori, ma generalmente segue la pendenza. Nei tratti superiori i fiumi solitamente hanno un moto impetuoso che in genere rallenta fino alla foce.
Quando invece si parla regime di un fiume ci riferiamo a valori medi di portata, calcolati nel tempo (in giorni, mesi, anni).

Un fiume, in genere, è alimentato da sorgenti perenni e vari affluenti che durante il suo corso gli assicurano una portata costante.

Ma non tutte le acque scorrono per sempre.

Possono fare delle soste più o meno lunghe per poi riprendere il loro cammino verso il mare. I laghi sono quelle depressioni naturali dove le acque di un fiume (che in questi casi prende il nome di immissario) si fermano. Talvolta il lago può essere alimentato anche solo da acqua piovana o da sorgenti sotterranee.

Proprio l’origine è alla base della classificazione dei laghi.

  • Laghi glaciali: depressioni scavate dall’azione dei ghiacciai del passato (es, Como, Garda).
  • Laghi alluvionali e di sbarramento: depressioni create dai materiali trasportati dai corsi d’acqua (es. Trasimeno).
  • Laghi vulcanici: occupano crateri vulcanici estinti (es. Bolsena).
  • Laghi carsici: scavati nelle rocce calcaree dall’azione dell’acqua (es. Matese).
  • Laghi costieri: si formano sui litorali grazie ai detriti portati dal mare all’imbocco di una insenatura. (es. Lesina e Varano).

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