Letteratura latina

Carme 8 di Catullo, “Miser Catulle, desinas ineptire”: traduzione

A cura di , Roberto Mori

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Introduzione

 

Il carme VIII, posto tra i primi componimenti del liber catulliano, descrive, in modo paradigmatico, il variegato sentimento che il poeta prova nei confronti di Lesbia e della loro relazione: da un lato c’è l’amore (messo in evidenza al v. 5 dal poliptoto “amata [...] amabitur”), che ormai è finito (v. 2), dall’altro ci sono l’autocommiserazione (Catullo si definisce “miser”al v. 1 e poi ancora al v. 10) e il rimpianto per la felicità passata (insistente il “ritornello” dei vv. 3 e 8), che lasciano però posto all’esortazione a resistere (vv. 9, 11 e 19) e alla rabbia (v. 15), infine si trova l’autoconvincimento che la ragazza non troverà più nessuno che l’amerà come ha fatto lui (vv. 16-18). In tale senso, il tono è ben diverso da quello trionfante del carme V (Vivamus, mea Lesbia, atque amemus) e si avvicina piuttosto agli accenti drammatici e allo scavo psicologico del celeberrimo Odi et amo (carme LXXXV).

Il carme può essere bipartito: dal v. 1 al v.11 il poeta si rivolge a sé stesso e alterna sapientemente l’uso della seconda persona a quella della prima (si noti l’uso di “nobis”a v. 5), in un gioco letterario che ben dimostra il suo travaglio interiore; dal v. 12 al v. 18, invece, l’autore si rivolge alla ragazza che lo fa soffrire per augurarle un futuro in solitudine; il componimento, infine, si conclude - secondo il principio della Ringkomposition - con la seconda persona e con una nuova apostrofe, per nome, a se stesso (“Catulle” del v. 19 rispecchia, anche per posizione metrica, il vocativo “Catulle” del primo verso).

Anche sul piano formale il carme mira a rappresentare lo stato d’animo tormentato del poeta: il ritmo metrico è quello “zoppicante” del coliambo 1. Abbondano ripetizioni (persino di interi versi, come vv. 3 e 8) e poliptoti, indice di un’insistenza “maniacale” su alcuni concetti. Tutto il componimento è giocato sull’alternanza di esortazioni (all’imperativo o al congiuntivo esortativo) e interrogative (al futuro), che rendono l’andamento del carme tutt’altro che piano ed equilibrato.

Metrica: coliambi (o ipponattei). Per esigenze di lettura si segna l’accento su tutti i piedi giambici; si sottolineano però gli accenti principali, sui piedi dispari e su quello finale.

Misèr Catùlle, dèsinàs 2 inèptìre 3
et quòd vidès perìsse pèrditùm 4 dùcas.
Fulsère 5 quòdam càndidì tibì sòles 6,
cum vèntitàbas 7 quò puèlla dùcèbat,
amàta nòbis quàntum amàbitùr 8 nùlla.
Ibi ìlla mùlta tùm iocòsa fìèbant,
quae tù volèbas nèc puèlla nòlèbat 9.
Fulsère vère càndìdi tibì sòles.
Nunc iam ìlla nòn vult: tù quoque, ìmpotèns, nòli 10,
nec 11 quaè fugìt sectàre, nèc misèr vìve,
sed òbstinàta mènte pèrfer, òbdùra.
Valè, puèlla, iàm Catùllus òbdùrat 12,
nec tè requìret nèc rogàbit ìnvìtam.
At tù dolèbis, cùm rogàberìs 13 nùlla.
Scelèsta, vaè te. Quaè 14 tibì manèt vìta?
Quis nùnc te adìbit? Cùi vidèberìs bèlla?
Quem nùnc amàbis? Cùius esse dìcèris?
Quem bàsiàbis? Cùi labèlla mòrdèbis?
At tù 15, Catùlle, dèstinàtus òbdùra.

Povero Catullo, smetti di impazzire
e ciò che vedi perduto, consideralo perduto.
Un tempo brillarono per te splendidi soli,
quando andavi dove ti conduceva la ragazza
amata da noi quanto nessuna sarà amata mai.
Là si facevano molti giochi
che tu volevi e che la ragazza non disdegnava.
Brillarono per te davvero splendidi soli.
Ormai ora quella non vuole: anche tu, impotente, non volere,
e non inseguirla se fugge, non vivere infelice,
ma con mente ostinata sopporta, resisti.
Addio, ragazza, Catullo ormai resiste,
non ti cercherà né pregherà te che lo rifiuti.
Però tu soffrirai, quando non sarai pregata.
Disgraziata, guai a te. Che vita ti rimane?
Chi ti si avvicinerà ora? A chi sembrerai bella?
Chi amerai ora? Di chi dirai di essere?
A chi darai baci? A chi morderai le labbra?
Però tu, Catullo, ostinato, resisti.

1 Coliambo è termine greco che significa propriamente “giambo zoppo” ed è usato in alternativa a “trimetro giambico scazonte”, parola che vuol appunto dire “zoppicante”. Il metro differisce dal trimetro giambico puro per la presenza di una lunga - anziché una breve - in undicesima posizione; si ha così un sesto piede con un’inversione ritmica che crea l’effetto di uno zoppicamento della metrica. L’inventore di questo metro era considerato il giambografo Ipponatte di Efeso (VI secolo a.C.) e per questo il metro prende anche il nome di “ipponatteo”.

2 desinas: come il “ducas”del verso successivo, è un congiuntivo esortativo, da desino, desinis, desii, desitum, desinere.

3 Ineptire deriva dall’aggettivo ineptus (“inetto” italiano, da in privativo + aptus ,“adatto”) e quindi etimologicamente significa “fare cose inopportune”.

4 perisse perditum: si tratta di un poliptoto, che insiste sull’idea di perdita dell’amata Lesbia. L’espressione si trova anche nella commedia Trinummus di Plauto.

5 Fulsere: forma alternativa per fulserunt (da fulgeo, fulges, fulsi, fulgere).

6 soles:è una metonimia per dies, e quindi per il giorno.

7 ventito:è il frequentativo di venio, venis, veni, ventum, venire ed indica quindi un’azione ripetuta e abituale.

8 amata [...] amabitur: poliptoto che celebra l’altezza irripetibile dell’amore tra Catullo e Lesbia.

9 nec […] nolebat: si tratta di una litote.

10 non vult [...] noli: altro poliptoto (da volo, vis, volui, velle e nolo).

11 Si noti la ripetizione del nec, come se il poeta volesse ribadire ossessivamente sulla pagina - quasi per convincere se stesso in un fitto monologo interiore - di non correr dietro alle illusioni.

12 obdurat: in poliptoto con l’imperativo “obdura” (obduro, obduras, obduravi, obduratum, obdurare) del verso precedente. Lo stesso imperativo chiude anche l’intero carme, che è quindi interamente percorso dall’autoesortazione a resistere alla tentazione di ricadere nelle grinfie dell’amore per Lesbia.

13 rogaberis: in poliptoto con “rogabit” (da rogo, rogas, rogavi, rogatum, rogare) del verso precedente.

14 Inizia qui una serie di interrogative dirette retoriche tutte introdotte dal pronome interrogativo, in casi differenti, secondo la figura retorica del poliptoto (che diventa così caratteristica stilistica del ragionamento nevrotico di Catullo).

15 At tu:a inizio verso si riprende l’“at tu”del v. 14, che era però riferito a Lesbia.

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