Seconda lezione sui filosofi presocratici. Introduzione a Pitagora di Samo, Eraclito, Parmenide, Empedocle, Anassagora, Leucippo e Democrito.
Secondo i pitagorici tutto risiede nei numeri: la realtà è studiabile tramite leggi numeriche, dalle quali essa stessa è intrinsecamente determinata.
Per Eraclito la realtà è un continuo divenire: "Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte"; tale principio viene sintetizzato dalla formula greca "panta rei" (lett. "tutto scorre").
Parmenide, invece, sostiene che la realtà è determinata dall'Essere, principio immutabile e assoluto.
Infine i cosiddetti pluralisti (Empedocle, Anassagora, Leucippo e Democrito) tentano di unificare l'idea di un principio assoluto, l'Essere, con una molteplicità di elementi al suo interno, identificati da ciascun filosofo in modo diverso.
Matteo Andreozzi, nato nel 1979, laureato in Filosofia Morale e in Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Milano, è stato titolare della cattedra di Filosofia presso un Liceo Artistico di Milano e dal 2008 è promotore e coordinatore del progetto di ricerca "Facoltà di Proporre".
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Le cose rischiano di dominarci. Il punto di vista singolare e il singolo ente percepito recano sempre in sé un'inclinazione a esaurire la realtà; la volontà di controllo su ciò che ci sta davanti qui e ora rischia sempre di concludersi nella nostra schiavitù a ciò che ci sta davanti qui e ora. Tendere all'ascolto del Logos come discorso universale ci mantiene lucidi: la verità delle cose può essere rinvenuta solo nel Logos come discorso universale; i singoli stati di cose, i fatti del mondo, trovano un senso quando sono collocati nel Logos, proprio come un singolo sostantivo trova il suo senso solo all'interno di una proposizione che ne affermi o ne neghi qualcosa, mentre se isolato ha piuttosto un potere evocativo, di pancia.
La filosofia di Eraclito è un richiamo a non scambiare per Logos universale un qualsiasi punto di vista particolare, determinato nello spazio e nel tempo; a non lasciarsi dominare dalla cosa che ci sta davanti per smania di dominarla. Tenere conto della singolarità e della relatività di un qualsiasi ente o episodio del mondo significa qui affermare la verità e la pienezza di senso del Logos.
La possibilità di rapportarsi al Logos è allora questione di postura, che nello specifico è assoluta disponibilità, apertura, perché è proprio qui che non può valere la relazione che instauriamo con le singolarità quando provochiamo, prevedendole, risposte da parte della realtà; non dobbiamo tentare di anticipare il Logos sul senso che esso rivelerà, di aspettarci qualcosa e non qualcos'altro: questo significherebbe affermare, senza rendersene conto, il proprio singolare punto di vista, il proprio logos individuale. E significherebbe perdere la possibilità stessa della relazione con il Logos, in modo tanto più tragico quanto più si credesse di trovarla in un suo surrogato.
Risposta a cura di Jacopo Nacci
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Sotirios_Antonopoulos
Vorrei sapere la vostra opinione, e cioè se Eraclito ci aiuta nel nostro approccio sulle cose vere. Tutto cambia ma la verità delle cose dove ci guida?
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