Alto Medioevo - Storia

I regni cristiani nelle Asturie

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Il regno delle Asturie nasce dalla resistenza cristiana nel nord-ovest della penisola iberica all’avanzata dei musulmani. I re asturiani, dopo una prima fase dettata più da aspetti congiunturali che da un piano organico, ampliano tra il X e l’XI secolo il loro dominio nella valle del bacino del Duero in direzione degli altipiani centrali. Nasce così il più vasto regno di Léon. Al rafforzamento ideologico della Reconquista contribuisce il fattore religioso, che trova una formidabile spinta nel culto per san Giacomo di Compostela.

Alle origini del regno delle Asturie

La penisola iberica vede la presenza, già in età imperiale, di popolazioni di Cantabri e Vascones, rimaste ai margini del mondo romano. I Visigoti, inoltre, occupano la penisola nel VI secolo, ma in una prima fase il lembo nord-occidentale del Paese (la Galizia, i cantoni Baschi e l’area cantabrica del golfo di Guascogna) sfugge alla conquista e rimane abbandonato a se stesso nell’immenso disordine successivo alla caduta dell’Impero romano. I Visigoti riescono ad assoggettare la regione tra il 574 e il 581, ma il territorio resterà caratterizzato da irrequietezza e da numerose ribellioni. Proprio al momento dell’invasione araba del 711, l’ultimo re visigoto Rodrigo è impegnato, infatti, a sedare un’ennesima insurrezione della regione.

Dopo la caduta del regno visigoto di Toledo, si origina, dalla resistenza cristiana nel Nord-Ovest all’avanzata dei musulmani, il regno delle Asturie. Le popolazioni locali si difendono ora dagli Arabi come si erano lungamente difese dai Goti. La battaglia di Covadonga, avvenuta intorno al 718 e con la quale si segna l’inizio della riscossa cristiana, è, in realtà, uno dei tanti episodi di guerriglia che gli Asturiani hanno combattuto contro tutti gli invasori. Con la battaglia di Covadonga si viene comunque a stabilire un piccolo territorio nelle montagne, libero dal controllo musulmano, che darà appunto luogo al regno delle Asturie. La data tradizionale della fondazione del dominio è proprio il 718. I re asturiani successivamente si stabiliscono a Oviedo e sottraggono al dominio musulmano in prima battuta l’intera fascia montana che delimita la costa settentrionale lungo l’Atlantico (Galizia,Asturie, Cantabria).

Oltre al regno delle Asturie, nel nord della penisola iberica sorgono altre piccole contee pirenaiche, appoggiate dai Franchi, che tendono a rendersi indipendenti: la Marca hispanica, esistita tra il 770 e il 986, viene istituzionalizzata da Carlo Magno nel 795; le contee catalane, con Barcellona liberata dai Franchi dal dominio musulmano nell’801 e inserita nell’Impero carolingio, per conseguire poi l’autonomia nel X secolo; la contea d’Aragona, che, dopo il 1137, forma con la Catalogna la Corona d’Aragona; il regno diNavarra che recupera grazie alle sue forze l’indipendenza tra IX e X secolo, approfittando delle relazioni tese tra Carolingi e gli emiri di Cordova.

Continuità e discontinuità tra Goti e Asturiani

La storiografia ha lungamente discusso sulla continuità tra Goti e popolazioni settentrionali, tra regno delle Asturie e regno visigoto di Toledo. Tradizionalmente è stato posto l’accento sul fatto che le popolazioni asturiane, così come quelle aragonesi e castigliane, ereditano vitali tradizioni politiche e culturali visigote, sulle quali fondano il loro diritto alla Reconquista.

L’invasione araba genera, peraltro, una fuga di Goti latinizzati nell’area settentrionale e la reazione delle popolazioni alla conquista musulmana è guidata proprio da questa aristocrazia visigota. Tra i Goti giunti dal meridione spicca la figura semileggendaria di Pelayo, che viene eletto da un’assemblea primo re delle Asturie.

Oggi, tuttavia, si tende a non enfatizzare questa continuità. Questo territorio, infatti, non si organizza in un primo momento come successore del regno goto, come il mito posteriore ha invece voluto stabilire, ma come un governo sorto per opera di un movimento indigeno comune fra Asturiani e abitanti della Cantabria. La maturazione dei caratteri più specificamente goti vanno ravvisati, quindi, soprattutto a seguito delle conquiste, quando vengono inglobate città più meridionali (Lugo, Astorga, León, Oca) che presentano caratteri più legati al mondo visigoto. È allora che il regno, ormai divenuto austro-leonese, cerca di assumere maggiore continuità giuridica e di consuetudini con il passato goto. La vita a León, nuova capitale del regno, è ricalcata su quella della Toledo visigota, e più si procederà alla conquista del Sud, più prenderà corpo il “mito” della continuità gotica.

Le Asturie e gli inizi della Reconquista

Il lungo processo della Reconquista parte, come si diceva, dall’azione di resistenza dei piccoli nuclei di popolazioni ispano-cristiane della zona della cordigliera cantabrica e pirenaica, dopo la metà dell’VIII secolo. Per molto tempo, tuttavia, la Reconquista resta uno scontro locale e solo a partire dall’ XI secolo diventa un’impresa che coinvolge la cristianità occidentale.

A dividere le terre delle Asturie da quelle dei musulmani c’è il bacino del Duero, una terra di nessuno, abbandonata sia dalle autorità cristiane che musulmane. Questa zona vede il primo ripopolamento cristiano verso sud. Tra la fine dell’VIII e l’inizio dell’XI secolo il territorio cristiano da nord si estende lentamente, attraverso arretramenti e avanzamenti congiunturali. La fascia semidesertica che divide le aree si ripopola rapidamente, anche grazie allo sviluppo demografico ormai in atto, e la popolazione si ristabilisce nelle antiche città romano-visigote sedi episcopali. Nel secolo X il regno si estende, pressoché indisturbato, verso ovest (Galizia) e a sud-est. Il regno delle Asturie, unendosi con la Galizia e con una parte della futura Castiglia, assume il nome di León. Con il regno di Alfonso III si ha il trasferimento della capitale da Oviedo a León. Le campagne militari condotte tra il X e l’inizio dell’XI secolo portano quindi a un ampliamento dei domini del regno in direzione degli altipiani centrali, dove vengono edificati numerosi castelli che danno il nome alla regione dellaCastiglia. Dalla fine del secolo IX i castelli vengono affidati a signori feudali che col tempo rivendicano l’indipendenza, finché, nel 1035, la Castiglia diventa un regno indipendente.

È proprio tra X e XI secolo che le cronache iniziano a esaltare più chiaramente un ideale di “riconquista”, anche se proprio il rafforzamento e lo splendore del califfato di Cordova determinano un arretramento degli stessi cristiani. Prima dell’anno Mille si registrano, infatti, anche pesanti sconfitte. Nel periodo di massimo apogeo del califfato di Cordova, la pressione musulmana si fa di nuovo forte, come evidenziano gli episodi del sacco di Barcellona nel 985 e di Santiago di Compostela nel 997. Qui il visir arabo al-Mansur guida una violenta incursione, portando via i cancelli della città. Gli attacchi non si riescono ad arginare fino almeno all’XI secolo. Peraltro, le coste del golfo di Guascogna tra VIII e IX secolo vengono colpite anche dalle incursioni normanne.

Al rafforzamento ideologico della Reconquista contribuisce enormemente anche il fattore religioso. Nel regno delle Asturie il cristianesimo si rende autonomo dal resto della Spagna mozarabica. Alla fine dell’VIII secolo, mentre il metropolita di Toledo, Eliprando, in conciliazione con l’islam, aderisce alla dottrina eretica dell’adozionismo, a Oviedo, invece, il cattolicesimo prende una forma decisamente trinitaria. Si afferma grazie al commento sull’Apocalisse del monaco Beato di Liébana un cristianesimo dal carattere fortemente escatologico. Questo aspetto prende forza anche grazie alla nascita del polo devozionale di Santiago di Compostela.

Fondazione di Santiago de Compostela

Tra l’820 e l’830 nella località di Compostela (Campus stellae), in Galizia, viene scoperto un corpo attribuito all’apostolo Giacomo. La tradizione vuole che nell’anno 813 l’eremita Paio venga attirato da strane luci a forma di stella sul monte Libredòn dove già esistono antiche fortificazioni, probabilmente dovute o a un villaggio celtico o a una necropoli visigota.

Il vescovo di Iria, Teodomiro, incuriosito dallo strano fenomeno, scopre in quel luogo una tomba che contiene tre corpi, uno dei quali ha la testa mozzata ed una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”. Il corpo viene attribuito all’apostolo Giacomo e il posto diventa da subito un luogo di culto e di pellegrinaggio, dapprima dalle Asturie e dalla Galizia, poi da tutta l’Europa. I vescovi di Iria si stabiliscono a Santiago e assumono il dominio sul distretto. Alfonso IIordina la costruzione di un tempio e dall’893 i monaci benedettini vi fissano la loro residenza. Le mura della città vengono costruite nel 960 per la difesa dai Normanni, ma non impediscono, nel 997, una violentissima incursione musulmana.

Diventato patrono dei cristiani iberici, san Giacomo viene ritenuto dai devoti attivamente partecipe agli scontri armati contro i musulmani. Viene, infatti, visto nelle battaglie, biancovestito, uccidere di sua mano numerosi “infedeli”. Da qui il soprannome, rimasto poi nella storia del cristianesimo spagnolo, di Santiago Matamoros ossia san Giacomo uccisore di musulmani.

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