Quattrocento - Storia

Il Ducato di Bretagna

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Indipendente dalla corona francese dal XIII secolo, il Ducato di Bretagna raggiunge il suo massimo splendore nel XV secolo, sotto la guida di Giovanni V di Montfort, la cui dinastia si estingue, con Arturo III, nel 1458, lasciando il ducato a Francesco II di Étampes. Fallito il tentativo di quest’ultimo di ridimensionare la potenza dei re di Francia a vantaggio delle grandi dinastie feudali, la Bretagna perde di fatto la sua indipendenza con il matrimonio tra la duchessa Anna e Carlo VIII.

Il Ducato capetingio

Una fase nuova nella storia del Ducato di Bretagna si avvia intorno al 1223, quando Pietro Mauclerc, in qualità di membro della famiglia reale capetingia, viene nominato duca di Bretagna. Nonostante il legame familiare, il ducato diventa indipendente rispetto al regno francese: si dota di un apparato legislativo, di proprie istituzioni, istruisce un esercito e non è tenuto a rendere omaggio feudale al sovrano francese. Pietro e i suoi quattro successori, tutti appartenenti alla stessa dinastia, adottano una strategia politica comune e uniforme, con alcune linee direttive: innanzitutto tendono a eliminare ogni ostacolo che impedisca la piena manifestazione e realizzazione del potere sovrano da parte dei duchi, perseguitando coloro che tra i feudatari mostrano ostilità e volontà di resistenza; inoltre osteggiano l’alto clero, sia secolare che regolare, che pretende di mantenere immutate le sue prerogative; infine, sul piano della politica estera, scelgono consapevolmente un comportamento ambiguo, procedendo spesso a stipulare alterne alleanze con i due grandi protagonisti della politica dell’Europa settentrionale, Francia e Inghilterra, a seconda del momento propizio che interessa ora l’una, ora l’altra.

L’ultimo dei duchi, Giovanni III il Buono, è costretto a cedere alle pretese del sovrano francese, il quale, oltre a togliere al ducato il diritto di coniare moneta, lo costringe a intraprendere di concerto un’azione ai danni delle Fiandre.

Nel 1341, la morte di quest’ultimo segna il passaggio a una nuova dinastia, il cui primo esponente è Giovanni IV di Montfort, che si disputa nel corso della guerra, detta anche di Bretagna, l’assegnazione definitiva del ducato col suo contendente, Carlo di Blois. Ad affiancare i due contendenti si schierano con il primo il re d’Inghilterra e con il secondo la Francia, in quella che risulta una delle più feroci e sanguinose fasi della guerra dei Cent’anni, tanto che durante lo svolgimento delle battaglie scompaiono i due pretendenti al titolo ducale, sostituiti dalle loro consorti. Quest’ultima vicenda condiziona l’andamento del conflitto, noto infatti come guerra delle due Giovanne.

Nel 1365 il trattato di Guérand assicura il titolo ducale alla dinastia dei Montfort. Il nuovo duca deve l’attribuzione del regno all’aiuto militare inglese e ciò determina l’ostilità della maggioranza dei suoi sudditi, i quali propendono, invece, per la monarchia francese. I maggiori sostenitori di quest’ultima sono i ceti aristocratici urbani che hanno trovato impiego alla corte francese o hanno assunto cariche di prestigio nell’esercito. Il duca, avversato dall’ostilità dei suoi sudditi, lascia in un primo momento il ducato per riparare in Inghilterra, mentre il sovrano francese assume il controllo della Bretagna.

La reazione della società bretone consente al duca di rientrare nel suo regno e alla sua morte gli succede il figlio Giovanni V, il quale, anche se minorenne, viene tolto alla tutela della madre, poiché essa è passata a seconde nozze con il re d’Inghilterra. Un segnale politico ulteriore e significativo di come la monarchia francese sorvegli l’andamento politico della vicina Bretagna.

La stagione dell’autonomia

L’età del duca Giovanni è quella del maggior splendore della politica bretone. Egli sceglie il disimpegno nei confronti del conflitto in corso e quando, nel 1415, gli Inglesi sconfiggono ad Azincourt le truppe francesi, occupando gran parte della Francia, il mancato soccorso militare bretone a favore dei Francesi si ripercuote negativamente sull’esito della battaglia. I successori del duca Giovanni V assumono un atteggiamento nuovo nei confronti del conflitto anglo-francese, poiché, a metà del Quattrocento, la Francia si è liberata dalla presenza assillante del grande nemico britannico. I duchi che si succedono alla guida della Bretagna, tra il 1442 e il 1458 – Francesco I, Pietro II e Arturo III – assumono un atteggiamento politico di coerente buon vicinato con la grande Francia di Carlo VII.

L’ultimo dei duchi, Arturo III, è nominato addirittura connestabile di Francia e nonostante ciò non intende rendere omaggio feudale alla monarchia francese. I suoi predecessori, Francesco I e Pietro II, hanno contestato ai vescovi di Nantes, Rennes, Saint-Malo le pretese di esercitare la loro giurisdizione ecclesiastica e il diritto d’asilo nei confronti del territorio bretone controllato dai duchi. Alla morte dell’ultimo degli eredi di casa de Montfort si verifica una mutazione dinastica: il ducato passa, infatti, nelle mani dei più vicini tra i consanguinei, per linea sia maschile che femminile, dell’ormai estinta dinastia. Si tratta della casa di Étampes, la quale eredita tutti i diritti della precedente dinastia.

Il capostipite dei nuovi duchi bretoni è Francesco II, il quale tenta di reagire all’evidente rafforzamento della monarchia francese guidata da re Luigi XI , facendosi promotore di una Lega del Bene Pubblico, che dovrebbe consentire un ridimensionamento dell’apparato monarchico, a favore delle dinastie feudali delle grandi province francesi, come la Bretagna, e della grande feudalità in genere. L’azione del sovrano, tuttavia, sconfigge queste resistenze e la sorte del nuovo duca di Bretagna viene continuamente minacciata dalle iniziative regie, peraltro in quella fase indirizzate verso diversi obiettivi dalla guerra contro Carlo il Temerario . Riprende, invece, l’iniziativa ostile alla Bretagna e al suo duca, accusato di fellonia, il re Carlo VIII, il quale sconfigge il duca Francesco a Saint-Aubin-du-Cormier (1488) e lo costringe a sottomettersi, impegnandosi a non dare in moglie la figlia ed erede Anna di Bretagna senza che il sovrano francese abbia espresso il proprio consenso.

Anna di Bretagna

Ormai l’indipendenza della Bretagna è una pura parvenza e alla morte del duca la successione di Anna sopraggiunge in una situazione politica estremamente delicata. La duchessa commette l’imprudenza di scegliere come suo pretendente Massimiliano d’Asburgo, senza chiedere il consenso a Carlo VIII, che naturalmente non l’avrebbe concesso. L’imperatore d’Asburgo, infatti, è impegnato in una politica di matrimoni che ha come obiettivo quello di compromettere, a favore della dinastia austriaca, la situazione territoriale della regione borgognona.

Il sovrano francese entra in Bretagna e assedia a Rennes la duchessa Anna, costringendola ad arrendersi e a firmare il contratto matrimoniale che la pone sul trono francese in quanto moglie di Carlo VIII. Per la Bretagna si tratta di un atto gravissimo, poiché in questo contratto non è prevista nessuna salvaguardia per l’indipendenza dell’antica provincia. Una nuova situazione sembra aprirsi alla morte di Carlo VIII, poiché Anna, in quanto vedova, riprende il titolo di duchessa di Bretagna, ma la sua nuova autonomia dura un breve lasso di tempo, poiché il successore di Carlo, Luigi XII, non ha alcuna intenzione di perdere il controllo dell’importante provincia bretone e impone ad Anna di sposarlo in seconde nozze. I vincoli che legano la Bretagna alla Francia sono sanzionati una terza volta dal matrimonio tra Claudia, figliola ed erede di Anna, e il futuro sovrano di Francia, Francesco I. Nel 1532, gli Stati Generali di Bretagna proclamano l’annessione alla Francia.

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