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"L'infinito" di Leopardi: analisi e commento

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Lettura e commento de L'infinito di Giacomo Leopardi, a cura di Andrea Cortellessa.

L'infinito è una delle più celebri poesie di Leopardi: composta nel 1819, si trova nella raccolta degli Idilli. Con il termine "idillio" l'autore si richiama alla tradizione poetica classica di Teocrito e dei poeti alessandrini. L'idillio è un'immagine piccola, ristretta e limitata. Così paradossalmente il senso del limite e la visuale ristretta sono alla base dell'Infinito.
Nel componimento ci si trova davanti a una doppia immagine: quella degli occhi, limitata e sbarrata, e un'immagine virtuale, che "nel pensier si finge". L'immagine creata dal poeta è così forte e intensa che per poco il suo animo non si spaventa. In tutta la poesia è presente un passaggio tra ciò che vediamo e sentiamo e ciò che immaginiamo, ricordiamo e presentiamo. Questo continuo spostamento tra piano reale e piano fittizio, che Cortellessa esprime parlando di oscillazione tra "piano empirico" e "piano virtuale", spinge il soggetto all'estremo limite delle sue facoltà razionali. Ciò ricorda a Leopardi l'immagine di un naufragio o della morte stessa.

Andrea Cortellessa è un critico letterario italiano, storico della letteratura e professore associato all'Università Roma Tre, dove insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Letterature Comparate. Collabora con diverse riviste e quotidiani tra cui alfabeta2, il manifesto e La Stampa-Tuttolibri.

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