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Arnaut Daniel: la vita, le opere e il trobar clus

Vita e opere

 

Le notizie sulla vita di Arnaut Daniel (1150ca. - 1210ca.) sono poche e frammentarie, tanto che buona parte delle informazioni in nostro possesso sono tratte dalla vida che correda i suoi testi (e in cui è probabile che si sovrappongano spesso realtà e finzione). Si sa che Arnaut nasce in una famiglia della piccola nobiltà aquitana (più precisamente, della regione della Dordogna), studia latino, probabilmente con lo scopo di seguire carriera ecclesiastica, ma che presto abbandona gli studi ufficiali (quelli del trivio) per dedicarsi alla carriera del giullare 1, diventando uno dei maestri del trobar clus.

In vita, Arnaldo gode della protezione di Riccardo Cuor di Leone 2 (1157-1199) e stringe amicizia con un altro poeta provenzale, Bertran De Born (1140ca - 1215ca). Nella vida di Arnaut, c’è spazio anche per l’amore non ricambiato per una “nobildonna di Guascogna”; l’unico riferimento autobiografico riscontrabile nelle sue poesie (in Doutz brais e critz) è comunque il ricordo dell’incoronazione di Filippo II di Francia (1165 - 1223), avvenuta nel 1180.

 

Poetica

 

Arnaut e il trobar clus

 

Di Arnaut Daniel  ci sono rimaste diciotto liriche: sedici canzoni, un sirventese e appunto una sestina, Lo ferm voler ch’el cor m’intra, di cui si ritiene che il poeta provenzale sia l’inventore 3. Caratteristica di questo corpus è la prevalenza quasi esclusiva, ad eccezione di un componimento, della tematica amorosa, che però Arnaut rielabora in maniera molto personale: nei suoi testi infatti, il legame tra la questione amorosa e il contesto feudale e cortese tende ad allentarsi notevolmente, ed Arnaut può approfondire così i riflessi intimi e psicologici di un amore sofferente e tormentoso, che il poeta tratta con crudo realismo, con particolare attenzione al contrasto tra corpo e anima.

Il trobar clus di Arnaut - ossia una poesia particolarmente attenta all’elaborazione stilistica e formale del testo - ha però precedenza sull’aspetto contenutistico: il poeta utilizza suoni aspri e difficili e predilige termini rari e preziosi, calati in una struttura sintattica tanto elaborata quanto finemente studiata e calcolata. Il gioco delle rime e le scelte retoriche sul testo sono tra le più raffinate possibili, facendo di Arnaut un vero e proprio virtuoso della parola, come già si intuisce nell’adynaton che chiude la vida di Arnaut (e che torna anche in una sua canzone, n cest sonet coind'e leri), in cui egli stesso dà questa definizione di sé:

Ieu sui Arnautz qu’amas l'aura
e chatz la lebre ab lo bou
e nadi contra suberna 4

 

Arnaut e Dante

 

Il rilievo di Arnaut Daniel nella tradizione provenzale è dovuta - oltre alla sua maestria nel trobar clus - anche al giudizio formulato su di lui, in più occasioni, da Dante Alighieri e da Francesco Petrarca. Se quest’ultimo cita Arnaut come “gran maestro d’amore” Nei Trionfi (Trionfo d’Amore, capitolo IV, v. 41), anche Dante nel De vulgari eloquentia (II, 2) indica nel poeta provenzale il principale autore di lirica d’amore, insieme con l’italiano Cino da Pistoia (1270-1336), ma inferiore a Giraut de Bornelh, autore di riferimento nel campo della poesia morale.

Il tributo più importante compare però nel ventiseiesimo canto del Purgatorio, nella cornice dei lussuriosi, dove Dante non si concentra solo sugli elementi contenutistici (come nel De vulgari, dove le tematiche morali precedevano quelle amoroso) ma anche sugli aspetti stilistico-formali; in quest’ottica, Arnaut svetta senza rivali. Il verdetto viene pronunciato da un altro poeta, Guido Guinizzelli, che afferma:

"O frate", disse, "questi ch’io ti cerno
col dito", e additò un spirto innanzi,
"fu miglior fabbro del parlar materno 5.

Versi d’amore e prose di romanzi
soverchiò tutti; e lascia dir li stolti
che quel di Lemosì 6 credon ch’avanzi”.

E quando Dante incontra Arnaut, il rispetto che prova per lui è testimoniato dal fatto che al poeta provenzale è concesso di esprimersi proprio nella sua lingua madre, il provenzale. È l’unico punto in tutta la Commedia a cui sia concesso ad un personaggio di esprimersi per così tnati versi con la propria lingua:

El cominciò liberamente a dire:
"Tan m’abellis vostre cortes deman,
qu’ ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.

Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen lo joi qu’esper, denan.

Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l’escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!" 7.

1 La figura del giullare (dal latino ioculator, -oris, “buffone, motteggiatore” attraverso il provenzale joglar) è molto importante nel contesto storico-culturale della poesia trobadorica: egli infatti è colui che si occupa della perfromance, ovvero della recitazione in pubblico, accompagnata dalla musica, dei testi provenzali. Non furono comunque rari i casi in cui dei giullari si fecero direttamente autori di loro testi.

2 Secondo un aneddoto diffuso da uuna sua poesia, Arnaut viene sfidato dal re a partecipare a una gara poetica di bravura con un altro trovatore e, non sapendo comporre a comando, ruba la poesia allo sfidante recitandola per primo e vince infine la gara.

3 La sestina è una forma particolarmente complessa di canzone di sei stanze indivisibili di sei versi ciascuna più congedo di tre versi; verrà ripresa tra gli altri da Dante Alighieri nella sua Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra, tipica della fase delle “rime petrose”.

4 ”Io sono Arnaut che agglomera l’aria | a dà la caccia alla lepre col bue | e nuota in direzione contraria alla corrente”.

5 Il “parlar materno” allude proprio all’uso del volgare occitanico, ovvero alla lingua che si apprende direttamente dalla madre. In questo senso, si contrappone al latino, che è lingua appresa artificialmente a scuola.

6 Quel “di Lemosì” - ovvero della città di Limoges, in Francia, e della regione del Limosino - è appunto Giraut de Bornelh, che nel De vulgari eloquentia era stato preferito - su basi contenutistiche - ad Arnaut.

7 Dante, Purgatorio, XVI, vv. 139-147: “Egli cominciò di buon grado a dire: ‘Mi garba tanto la vostra cortese domanda | che non posso né volgio nascondermi | Io sono Arnaut, che soffro e vado cantando; | mi cruccio pensando alla passata passione | e vedo, davanti a me, la gioia che io spero. | Ora vi prego, in nome di quel principio | che vi guida al sommo del monte, che vi sovvenga il ricordo del mio dolore al momento giusto!’”.

Testo su Duecento

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