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Il "De principatibus" di Machiavelli e la genesi de "Il Principe"

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Alessandro Mazzini spiega la genesi dell'opuscolo "De principatibus", attraverso l'analisi dei capitoli XVI-XVIII dei "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio".

Luogo ideale della genesi de "Il Principe" possono essere considerati i capitoli dal sedici al diciotto del primo libro dei "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio". Si può quindi pensare che "Il Principe" sia stato iniziato dopo la stesura dei primi venti capitoli dei Discorsi. La problematica che emerge da questi capitoli è proprio quella a cui "Il Principe" tenta di dare una risposta. I trattati politici di Machiavelli, e in particolare "Il Principe" sono la conseguenza di una netta coscienza della crisi politica in cui versa l'Italia di questo periodo ed esprimono l'esigenza, che l'autore sente, di trovare un modo per uscire da questa. Entrambi i trattati hanno un'immediata finalità pratica tesa alla realizzazione di un'azione politica, basata su principi indubitabili e incontrovertibili.

Il capitolo sedici dei "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio" parla di come un popolo abituato a essere governato da un principe con difficoltà si mantiene libero, nel caso in cui recuperi la libertà. Machiavelli considera quindi in questo capitolo un mutamento di regime politico. Secondo l'autore è possibile che un popolo mantenga la libertà soltanto se non è corrotto.

Nel capitolo diciassette Machiavelli affronta la questione di come un popolo corrotto, ottenuta la libertà, possa mantenerla. La corruzione è da intendersi dal punto di vista politico, e comporta una perdita di libertà, cioè della possibilità di vivere in sicurezza e nel rispetto delle leggi dello stato - questa è l'essenza di un regime libero per l'autore - . Lo stato non corrotto è lo stato in cui le istituzioni, gli "ordini", e le classi sociali, gli "umori", grazie alle leggi non si prevaricano a vicenda a danno dell'interesse generale. Ma riescono a realizzare una dialettica, che anche quando si fa scontro, si mantiene nell'interesse della collettività. Lo stato corrotto invece presenta delle diseguaglianze al suo interno.

Nel capitolo diciotto Machiavelli affronta il modo in cui si possa mantenere uno stato libero nelle città corrotte e di come si possa istituirlo. Afferma tuttavia la difficoltà nel presentare questo argomento e nel fornire delle regole precise. Il tema della corruzione si presenta come il frutto di una dinamica naturale e inevitabile, in base alla quale le leggi e gli ordinamenti, buoni in principio, non sono più buoni quando il popolo si corrompe. Se le leggi cambiano a seconda degli avvenimenti del tempo, gli ordini non cambiano, le leggi quindi non riescono a frenare gli uomini. Gli ordini posso variare o gradualmente, sotto la spinta di uomini saggi, o di colpo, con metodi straordinari, cioè armi e divenire principi della città. Il passaggio al principato si presenta come unico strumento per rifondare uno stato repubblicano, che presenti un'universale corruzione. Questo passaggio non è automatico, è possibile, ma molto rischioso. Ma riportare uno stato dalla corruzione alla vita politica libera presuppone un uomo buono, ma dall'altra parte diventare principe con la violenza presuppone un uomo cattivo. Da questo problema nasce "Il Principe", come tentativo estremo per riportare, attraverso una straordinaria virtù e attraverso anche azioni immorali, lo stato a una condizione di vita civile, libera e non corrotta.

Alessandro Mazzini è professore di Greco e Latino presso il Liceo Classico Manzoni. Si è laureato in Letteratura Greca con il professore Dario Del Corno presso L'Università degli Studi di Milano. Ha collaborato con riviste di divulgazione culturale e ha insegnato per 10 anni Lingua e Letteratura Italiana e Lingua e Letteratura Greca presso il Liceo della Scuola Svizzera di Milano. Dal 2001 è ordinario di Italiano e Latino nei Licei e dal 2003 ordinario di Greco e Latino al Liceo Classico.

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