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Manzoni, "Promessi Sposi": trama e genesi del romanzo

Inserito da Oilproject il 23 novembre 11
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Alessandro Mazzini spiega le ragioni che spingono Manzoni a dedicarsi al romanzo storico e a scegliere il soggetto dei "Promessi Sposi".

Queste ragioni sono ben indicate in due lettere: una di Ermes Visconti a Victor Cousin, filosofo francese considerato il fondatore della storiografia filosofica, del 1821; la seconda di Alessandro Manzoni a Claude Fauriel del 1822.

Nella prima lettera Ermes Visconti comunica al filosofo le scelte e l'attività letteraria di quel periodo di Manzoni. Dalla lettura di Walter Scott Manzoni è stato indotto alla scrittura di un romanzo in prosa, decidendo quindi di rappresentare la società milanese e le persone del XVII secolo, epoca caratterizzata da "passioni, anarchia, disordine, follia, ridicolaggini". Caratteristiche proprie, secondo Manzoni, della società in ogni epoca. Visconti comunica la volontà di Manzoni di evitare l'errore di Walter Scott, cioè di allontanarsi dalla verità storica, quando risulta utile alla narrazione. Secondo Manzoni i fatti immaginari devono trovarsi in linea, nella maniera più assoluta, con i fatti storici. La Storia, come ha osservato il critico Lanfranco Caretti, nel romanzo di Manzoni non è una cornice scenografica, ma un elemento di connessione tragica con il destino individuale. La storia diventa lo sfondo sul quale la vita dei personaggi acquista un senso e consente una nuova prospettiva sulla Storia, cioè dal punto di vista degli umili.
L'idea del nuovo genere letterario matura, per Manzoni, a partire da un'esigenza storico-morale. Il romanzo si qualifica come l'unica forma artistica in grado di armonizzare le istanze di meditazione storica, morale, polemica, critica e di innovazione poetica.

Nella seconda lettera Manzoni espone le ragioni della scelta del soggetto: "uno stato della società veramente straordinario, dato dalla compresenza del governo più arbitrario, di anarchia feudale e anarchia popolare, legislazione stupefacente, ignoranza profonda e feroce, classi con interessi e massime opposte e di tutto in gradazione assai sviluppata". Questa situazione storica, che si presenta particolarmente conflittuale e caotica, offre a Manzoni l'occasione di un'indagine sulle radici dell'arretratezza italiana. Il quadro fortemente negativo del Seicento si qualifica come un ritratto al contrario di come dovrebbe essere la società nella prospettiva liberale e borghese di Manzoni. L'autore evidenzia poi il suo sforzo di penetrare e vivere nell'epoca, che ha deciso di commentare, e ammette che il suo costante obiettivo è stato quello di evitare il romanzesco. Questo approccio permette di parlare del passato, ma rivolgendosi alle esigenze del presente.

Alessandro Mazzini è professore di Greco e Latino presso il Liceo Classico Manzoni. Si è laureato in Letteratura Greca con il professore Dario Del Corno presso L'Università degli Studi di Milano. Ha collaborato con riviste di divulgazione culturale e ha insegnato per 10 anni Lingua e Letteratura Italiana e Lingua e Letteratura Greca presso il Liceo della Scuola Svizzera di Milano. Dal 2001 è ordinario di Italiano e Latino nei Licei e dal 2003 ordinario di Greco e Latino al Liceo Classico.

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