Seconda lezione su Fichte del prof. Giuseppe Perri della Scuola Europea di Bruxelles.
Spontaneamente abbiamo verso il mondo un approccio realistico (pensiamo che le cose siano così come le vediamo), ma il nostro non è un realismo assoluto a causa dei limiti particolari imposti dal nostro sistema biologico.
Per Fichte, è il pensiero che crea la realtà (idealismo); chi rifiuta di crederlo risulta vittima del dogmi imposti dalla società.
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Ciao Veronica
ringrazio per la risposta, e perdona la mia ignoranza in "materia" di metafisica.
Ciò che però non capisco è:
se il pensiero è realtà e questo "produce la realtà esterna oggettuale" allora c'è una realtà che produce altra realtà?
Se si, che differenza (ontologica) c'è tra la prima e la seconda realtà?
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caro franco, con l'idealismo post-kantiano cade la distinzione tra mondo fenomenico e mondo noumenico: la realtà esiste in quanto è pensata e il soggetto è qualcosa di più di un "ordinatore" della realtà (quello che era per kant, definito "idealista trascendentale") - il soggetto diventa colui che fonda la realtà non solo dal punto di vista formale ma anche contenutistico. Mentre l'"Io penso" kantiano era principio formale della realtà esterna, l'"io puro" di Fichte è principio formale e materiale, origine della realtà stessa, che non esiste se non perchè è pensata. Nella filosofia medievale il rapporto pensiero-essere era di identità: il pensiero pensa la realtà come essa è secondo una prospettiva definibile realistica. Con Cartesio (filosofia moderna) diviene chiaro che il contenuto del pensiero sia una rappresentazione, un'idea, e il fatto che questa idea corrisponda alla realtà è reso possibile solo dalla garanzia dell'esistenza di Dio - il pensiero corrisponde all'essere in virtù della presenza divina. Con Kant il rapporto pensiero-essere non è più di identità, perchè il pensiero è in rapporto con oggetti che la mente struttura secondo forme sue proprie (a-priori), e avviene perciò la distinzione tra fenomeno - realtà "per noi"- e noumeno - realtà "in sè". L'idealismo fa crollare la distinzione tra fenomeno e noumeno: non esiste più un concetto limite per cui il pensiero ha accesso solamente a una parte di ciò che è ma il pensiero pensa ed ha accesso a tutto. L'identità pensiero-essere viene così recuperata, ma si differenzia dalla prospettiva realista medievale: si tratta di una identità mediata dal soggetto, perchè il "tutto" della realtà esiste solo in quanto c'è un soggetto che lo pensa.
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Se per l'idealismo la "realtà" è una costruzione del pensiero, il pensiero è reale o no?
Se il pensiero è una realtà: l'idealismo è confutato.
Se il pensiero non è una realtà: il realismo è confutato, ma a quale prezzo?
Cosa ne pensate?
RingraziandoVi anticipatamente per una vostra risposta
porgo i miei più cordiali saluti.
Franco
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Ciao Franco, l'importante è non confondere la parola "realtà" intesa nel significato di "esistenza indipendente dal soggetto" (realtà esterna oggettiva) con l'attributo "reale", che denota la "presenza" in generale (anche nell'interiorità soggettiva). Per l'idealismo il pensiero non solo è reale, ma produce la realtà esterna oggettuale.
Veronica
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Darezzofranco
Grazie dell' esauriente risposta.
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