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Seconda guerra persiana: la battaglia delle Termopili

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Con guerre persiane si intende quell’insieme di conflitti tra le poleis greche e l’impero persiano, che inizia nel 499 a.C. e si protrae fino al 479 a.C. Alla base dello scontro c’erano importanti interessi economici relativi soprattutto al controllo dei traffici commerciali sul Mar Nero. Il primo conflitto persiano si conclude con la sconfitta del generale ateniese Milziade; la seconda guerra persiana, invece, comincia per iniziativa del sovrano persiano Serse, salito al trono nel 485 a.C. Di fronte all’offensiva persiana, Sparta e Atene si trovano divise in merito alle tattiche militari da adottare: se Sparta vuole attaccare i persiani via terra, all’istmo di Corinto, gli Ateniesi, che propendono per una difesa in grado di proteggere un territorio più vasto, hanno la meglio. Dunque la difesa greca si posiziona al passo delle Termopili, tra il Monte Eta e il Golfo Maliaco, che permette una difesa anche in condizioni di minoranza numerica. Gli Spartani inviano il re Leonida I a capo dell’esercito confederato. Dopo tre giorni di combattimenti l’esercito greco viene tradito da un suo stesso membro, Efialte, che conduce il generale persiano Idarne per un sentiero che consentiva di aggirare il passo. L’esercito greco viene colto alla sprovvista e, di fronte al pericolo, Leonida decide di congedare il grosso dell’esercito e restare a combattere con un piccolo contingente. A battaglia conclusa l’esercito greco si trova a fare i conti con la perdita di più di 20.000 uomini, tra cui lo stesso Leonida.

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