William Shakespeare

Shakespeare, "Sonetto 116": analisi e commento

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Il sonetto 116 appartiene alla cosiddetta prima sezione dei Sonetti di Shakespeare, quella dedicata al “Fair Youth”, al giovane ragazzo. Sebbene troviamo la parola "marriage" nel primo verso, il tema centrale del sonetto non è il matrimonio ma l’amore, anzi il “vero amore”: il "marriage of true minds" a cui Shakespeare fa riferimento è, infatti, una metafora per descrivere un amore sincero, costante e platonico, non fisico. Addirittura quasi solo “mentale”. Ecco perché secondo gran parte della critica questo sonetto non parla dell’amore tra un uomo e una donna ma dell’amore che il poeta prova per il giovane a cui è dedicato.
Il sonetto non è tanto interessante per le immagini che ci propone, che sono piuttosto comuni nei poemi d’amore (ad esempio l’amore che non muta, paragonato a una stella) quanto per le scelte linguistiche operate da Shakespeare. Come sempre, il poeta inglese prende materiali preesistenti, come le immagini classiche dell’amore poetico, e le rende straordinarie grazie al suo sapiente uso della lingua. Il ritmo e il tono di questo sonetto sono perfettamente armoniosi, così come lo è la struttura retorica. Ma ciò che più colpisce è il tono controllato, severo quasi, che fa somigliare il sonetto a un’arringa in difesa dell’amore. Sono molti, infatti, i termini legali nella composizione, come "impediment" o "proved". Tale serietà crea un forte contrasto con l’idea di amore qui presentata, che attraverso questo contrasto risulta ancora più potente.
 
Let me not to the marriage of true minds
admit impediments. Love is not love
which alters when it alteration finds,
or bends with the remover to remove:
o no! it is an ever-fixed mark
that looks on tempests and is never shaken;
it is the star to every wandering bark,
whose worth's unknown, although his height be taken.
Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks
within his bending sickle's compass come:
love alters not with his brief hours and weeks,
but bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

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