Allegria di naufragi

Ungaretti, "Il porto sepolto”: analisi e commento

A cura di , Rachele Jesurum

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Introduzione

 

Questa breve poesia porta il titolo della prima e omonima raccolta di Ungaretti, pubblicata a Udine nel 1916. La poesia, assieme alle altre del Porto sepolto, confluirà poi nella Allegria di naufragi del 1919 e poi nelle successive edizioni della raccolta, diventando una dele più note della poesia ungarettiana. Il titolo del componimento è fondamentale per comprendere il senso della poetica ungarettiana: il porto è infatti simbolo del viaggio introspettivo del poeta alla ricerca del mistero dell’essere umano.

 

Analisi

 

Il “porto sepolto” di Ungaretti è quindi un'immagine carica di simbolismo, in cui il dato reale si fa tramite per comunicare una verità più remota ed universale. L'aggettivo porta infatti con sé l'idea di un mondo sottostante e precedente: da un lato, esso allude ad un porto di età tolemaica nella città di Alessandria, antecedente alla fondazione da parte di Alessandro Magno che colpisce la fantasia del poeta; dall’altro “sepolto” è simbolo di un mistero che ha in sé “un inesauribile segreto”, paragonabile a quello dell’animo umano, su cui il giovane Ungaretti riflette e si interroga mentre è nelle trincee della Prima guerra mondiale.

A questo mistero si collega anche una specifica funzione del poeta e della poesia, che Ungaretti chiarisce nei primi tre versi del Porto sepolto: i versi devono riportare alla luce e poi disperdere - cioè, diffondere tra gli uomini - ciò che il poeta ha scoperto nel fondo del porto. La poesia e l'attività del poeta sono il compimento dell'illuminazione iniziale che ha permesso la scoperta del mistero stesso. La narrazione poetica e la parola rappresentano, agli occhi dell'autore e di tutta una tradizione letteraria, un mezzo di conoscenza di se stessi e di comunicazione e fratellanza con gli altri, qualcosa attraverso cui indagare l'ignoto che vive dentro ciascuno di noi. Ed ecco che il ripercorrere le epoche, il discendere per riscoprire il "porto sepolto" (quasi recuperando il topos classico della discesa agli Inferi, diffuso dall’Eneide fino alla Commedia di Dante) si collegano con le tematiche prevalenti dell’intera raccolta. Infatti la descrizione del dramma umano della guerra (si pensi a poesie celebri come Veglia, Fratelli o San Martino del Carso) si traduce per Ungaretti nell’intima esigenza di comunicare e condividere la “fraternità degli uomini nella sofferenza”, come egli stesso spiega nella Nota introduttiva della raccolta

Dal punto di vista metrico, Il porto sepolto è emblematico della produzione poetica ungarettiana: la lirica è composta da versi liberi e molti brevi, inframmezzati da pause frequenti. La protagonista assoluta è la parola “nuda” e la punteggiatura è del tutto assente.

 

Parafrasi

 

Mariano il 29 giugno 1916 1.

Vi 2 arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde 3

Di questa poesia 4
mi resta
quel nulla
di inesauribile segreto

Il poeta raggiunge [la verità]
e poi torna nel mondo con le sue poesie
e le diffonde tra gli uomini.

Di questa conoscenza
a me resta
quel poco
di un segreto inesauribile.

1 Come in molte altre poesie del Porto sepolto e poi dell’Allegria di naufragi, il testo è preceduto dall’indicazione di data e luogo di composizione, quasi che le poesie debbano comporre un diario lirico dell’esperienza di guerra.

2 Vi: il pronome allude proprio al “porto sepolto”, a quel mondo misterioso dove solo il poeta può giungere.

3 Dietro questa operazione c’è una concezione magico-orfica del ruolo della poesia, che è intesa come il disvelamento di un segreto che solo l’ispirazione poetica può penetrare. Al tempo stesso, c’è nel termine anche la percezione che qualcosa della scoperta poetica va irrimediabilmente perso, come se si trattasse di una “illuminazione” simbolista (si pensi alla lirica Mattina).

4 questa poesia: dopo il momento dell’illuminazione dei primi tre versi, gli ultimi quattro affrontano il problema della perdita della rivelazione. Ungaretti, cui resta un “nulla | di inesauribile segreto”, sottolinea così che ogni discesa nel “porto sepolto” non è mai definitiva e che il mistero dell’animo umano può essere attinto solo per fugaci apparizioni.

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