Letteratura inglese

Blake, “The Tyger” e “The Lamb”: traduzione, analisi e confronto

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Introduzione

 

William Blake è un poeta della prima generazione romantica inglese ed è considerato un precursore delle tematiche tipiche di questo movimento su scala europea, sebbene egli abbia rappresentato, per la visione del mondo e per le opere prodotte, una figura isolata rispetto ai contemporanei William Wordsworth (1770-1850) e Samuel Taylor Coleridge (1772-1834).

Blake nasce nel 1757 in una famiglia della classe medio-bassa (il padre era un venditore di calze) e a dieci anni viene mandato in una scuola di disegno per diventare incisore. Sin da bambino, William affianca all’interesse per il disegno la passione per la Bibbia, che diventerà l’opera di riferimento per la sua attività creativa, sia nei testi letterari che nei suoi disegni, dipinti e incisioni. Nel 1778 Blake si iscrive alla Royal Academy of Arts per seguire un corso della durata di sei anni e nel 1788 iniziò a sperimentare l’incisione a rilievo, che utilizzò poi per i Songs of Innocence (1789) e i Songs of Experience (1794) e molte altre opere, come la raccolta di prose The marriage of Heaven and Hell (1793): una caratteristica dell’arte di Blake è quella dell’associare in maniera poliedrica testo e immagine, con la funzione di fornire un corrispettivo visivo a ciò che viene detto nel testo. Assai vicino al concetto di “sublime” formulato dal Romanticismo ed influenzato dalle correnti mistiche della fede religiosa 1, Blake sperimenta nuove tecniche di stampa a colori, e si dedica a importanti lavori di illustrazione, quali quelli per il Paradiso perduto di Milton, per il Libro di Giobbe, considerato il suo capolavoro, e per la Divina Commedia di Dante, lasciata incompiuta per la morte nel 1827.

Nel corso della sua vita, Blake manifesterà in più di un’occasione la propria originalità e indipendenza di pensiero: dal sostegno alla Rivoluzione americana e alla Rivoluzione francese (almeno fino all’instaurarsi del regime del Terrore di Robespierre) ai conflitti con la Chiesa d’Inghilterra fino alle delusioni lavorative (come un progetto di illustrazione dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer per cui Blake si scontra con il suo editore). Proprio per la sua personalità alternativa e ribelle, Blake venne a più riprese considerato “pazzo” dai contemporanei, salvo poi essere rivalutato successivamente - ad esempio, dal movimento preraffaellita e dal Simbolismo - fino all’opera dello scrittore Aldous Huxley 2 e al movimento della contestazione degli anni ‘60 del Novecento.

 

I Songs of Innocence e i Songs of Experience

 

L’opera di Blake, nonostante le apparenze, è molto complessa, poiché tutti suoi testi si prestano a letture stratificate, che all’interpretazione svelano piani metaforici e simbolici assai stratificati. La visione del mondo di Blake è infatti articolata e sfaccettata, e si nutre di una ricca mitologia personale, sviluppata soprattutto nelle opere pubblicate tra il 1790 e il 1804, come The French Revolution, America: a Prophecy, Europe: a Prophecy e The Marriage of Heaven and Hell. Il testo di riferimento nell’immaginario del poeta è sempre la Bibbia, da cui Blake trae spesso ispirazione anche per le sue visioni più ambigue e oniriche.

Nei Songs of Innocence e nei successivi Songs of Experience l’elemento più evidente - sin dai due titoli - è la contrapposizione tra due stati dell’esistenza umana: da un lato la “innocence”, ovvero un mondo colmo di gioia e felicità per l’uomo e che ha le fattezze di un giardino dell’Eden popolato di immagini simboliche di Cristo (come agnelli e fanciulli); dall’altro lato la “experience”, che costituisce il controcanto di questo mondo paradisiaco, che è tale solo in apparenza, finché non entra in contatto con la dura realtà del mondo. Questa contrapposizione è costituisce l’ossatura delle due raccolte: ai testi dei Songs of Innocence Blake fa infatti corrisponde gli analoghi dei Songs of Experience, che ne capovolgono gli ideali alla luce dell’esperienza del Male e dell’ingiustizia quotidiana.

Queste due condizione esistenziali sono però complementari: se nei Songs of Innocence Blake rappresenta uno stato ideale non ancora corrotto 3, d’altro canto il poeta stesso sa che questa realtà è illusoria, poiché il mondo dell’esperienza è segnato da egoismo, crudeltà e ingiustizie sociali. Blake rappresenta tutto ciò attraverso la figura inquietante della tigre, che è quindi completa quella pura ed incorrotta dell’agnello in The Lamb.

 

The Tyger e The Lamb: analisi e confronto

 

La presenza dell’agnello in The Lamb presuppone l’esistenza della tigre, così come la tigre, in The Tyger, esiste solo come controparte dell’agnello. Le due poesie hanno infatti una struttura simile, basata sulle assillanti domande retoriche nelle quali il poeta si chiede chi sia il creatore dell’animale. L’effetto anaforico è poi supportato, sul piano lessicale, dalla ripetizione di “Tyger” (all’inizio della prima e dell’ultima strofa, v. 1 e v. 21) e “Lamb” (all’inizio e alla fine delle due strofe, v. 1, v. 9, vv. 11-12, vv. 19-20 4).

Blake quindi concentra e focalizza l’attenzione del suo lettore sui due animali e sul loro potere evocativo e simbolico. L’agnello è una chiara immagine biblica ed è simbolo dell’innocenza e della purezza, ma anche del sacrificio di Cristo sulla croce 5 per la salvezza dell’umanità dal peccato. L’immagine dell’agnello è però anche fortemente associata a quella del fanciullo nella poesia: entrambi hanno una “tender voice”(v. 7) e sono “meek and mild”(v. 15). Qui dunque Blake parla sì di Cristo ma si riferisca anche alla condizione umana dell’innocenza. La tigre, al contrario, è una creatura spaventosa e temibile. Diversamente dall’agnello essa non appartiene alla simbologia cristiana, anche se le sue caratteristiche - il vivere nelle “forests of the night” (v. 2), la paura suscistata dalla sua “fearful simmetry” (v. 4) e soprattutto l’analogia tra i suoi occhi e il fuoco (“burnt the fire of thine eyes”, v. 6) - la avvicinano ad una creatura satanica, che incarna quindi il lato oscuro e demoniaco dell’uomo. Alla tigre, che è il simbolo della sofferenza che deriva dall’esperienza umana, si collegano dunque le domande senza risposta di Blake (ben tredici su ventiquattro versi), che si interroga senza risultato sulla natura e l’identità di questa entità perturbante. Il confronto tra l’agnello di The Lamb e la tigre della poesia omonima è esplicito al v. 20 (“Did he who made the Lamb make thee?”) quando il poeta si chiede se il principio del Bene e quello del Male possano aver avuto la stessa origine in Dio. Le edizioni dei Songs of Innocence e dei Songs of Experience vennero poi pubblicate insieme con il corredo di 54 illustrazioni di Blake stesso.

I due testi sono così un ottimo esempio della poetica e della concezione della realtà di Blake, che ritiene che il mondo vada “letto” come un libro composto da Dio; in tal senso, in ogni presenza terrena può essere rintracciato un livello di interpretazione simbolico che aiuti a comprendere le ragioni dell’esistenza umana e del messaggio divino. Blake, che nella sua concezione della religione si distacca dalla tradizione ufficiale dalle Chiesa anglicana, si allontana pure dai precetti dell’Illuminismo e, in particolare, dall’idea del primato della ragione umana. Egli anzi afferma, sulla scia di alcune idee del movimento romantico (e si pensi pure all’influsso dello Sturm und Drang tedesco), che fede ed intuito sono gli unici strumenti che garantiscono una vera e profonda conoscenza. Al centro del sistema di pensiero di Blake c’è il ruolo dell’immaginazione, come poi per Wordsworth e Coleridge 6. Blake, riferendosi alla composizione poetica, afferma infatti che solo attraverso l’immaginazione l’uomo può “vedere” al di là della realtà fisica. L’importanza dell’immaginazione è tale che, per Blake, essa non è un atteggiamento mentale, ma è lo stato di esistenza stesso dell’uomo.

La struttura e lo stile di The Lamb e The Tyger sono abbastanza semplici e lineari: dal punto di vista lessicale Blake evita i latinismi o i termini particolarmente aulici (mentre sono presenti alcuni arcaismi), mentre sul piano sintattico i due testi preferiscono un andamento paratattico, con poche subordinate. La struttura strofica e rimica (versi brevi con rime baciate) è particolarmente musicale, grazie anche agli accenti regolari e alle fitte ripetizioni (per The Lamb era anche previsto un accompagnamento musicale). È quindi l’uso di simbologie e immagini complesse a rendere particolarmente difficile l’interpretazione del testo.

 

The Lamb

 

Metrica: due strofe di dieci settenari in rime baciate AABBCCDDAA AAEFGGFEAA

 

Little Lamb who made thee 7?
         Dost thou know who made thee 8
gave thee life, and bid thee feed
by the stream and o'er the mead;
gave thee clothing of delight,
softest clothing wooly bright;
gave thee such a tender voice 9,
making all the vales rejoice!
         Little Lamb who made thee?§
         Dost thou know who made thee 10?

         Little Lamb I'll tell thee,
         little Lamb I'll tell thee!
He is called by thy name,
for he calls himself a Lamb:
he is meek and he is mild,
he became a little child:
I a child and thou a lamb 11,
we are called by his name.
         Little Lamb, God bless thee!
         little Lamb, God bless thee!

Piccolo agnello chi ti fece?
         Lo sai tu chi ti fece
ti diede vita e ti invitò a nutrirti
accanto al ruscello e sopra il prato;
ti diede abiti deliziosi,
i più morbidi abiti di lana brillante;
ti diede una voce così tenera,
che fa gioire tutte le valli!
         Piccolo agnello chi ti fece?
         Tu sai chi ti fece?

         Piccolo agnello, te lo dirò,
         Piccolo agnello, te lo dirò!
Egli viene chiamato col tuo nome,
poiché chiama se stesso Agnello:
è docile e mite;
divenne un piccolo bambino:
io un bambino e tu un agnello,
siamo chiamati col suo nome.
         Piccolo agnello, Dio ti benedica!
         Piccolo agnello, Dio ti benedica!

 

The Tyger


Metrica: sei strofe di quattro settenari ciascuna in rima baciata AABB. Le rime dell’ultima strofe riprendono quelle della prima.

Tyger 12, Tyger, burning bright 13
in the forests of the night,
what immortal hand or eye
could frame thy 14 fearful symmetry 15?

In what distant deeps 16 or skies
burnt the fire of thine eyes 17?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare 18 seize the fire?

And what shoulder and what art
could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
what dread hand? And what dread feet?

What the hammer? What the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
dare its deadly terrors clasp 19?

When the stars threw down their spears,
and water'd heaven with their tears,
did He smile His work to see?
Did He who made the lamb make thee 20?

Tyger, Tyger, burning bright
in the forests of the night,
what immortal hand or eye
dare frame thy fearful symmetry?

Tigre, tigre, che ardi brillante
nella foresta della notte,
quale mano o occhio immortale
formò la tua spaventosa simmetria?

In quali distanti abissi o cieli
bruciò il fuoco dei tuoi occhi?
Su quali ali osa aspirare a qualcosa?
Quale mano osa carpire il fuoco?

E quale spalla e quale arte
riuscì a aggrovigliare i tendini del tuo cuore?
E quando il tuo cuore iniziò a battere,
quale terribile mano e quali terribili piedi?

Quale martello? Quale catena?
In quale fornace fu il tuo cervello?
Quale incudine? Quale terribile presa
osa afferrare i suoi terrori mortali?

Quando le stelle gettarono le loro lance
e inondarono il cielo con le proprie lacrime,
sorrise Dio nel vedere il proprio lavoro?
Fu colui che fece l’agnello a fare anche te?

Tigre, tigre, che ardi brillante
nella foresta della notte,
quale mano o occhio immortale
osò dar forma alla tua spaventosa simmetria?

1 Ad esempio, quella che fa capo allo scienziato e mistico svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772).

2 Lo scrittore e saggista, autore del romanzo distopico Brave New World, riprende il titolo di un suo saggio famoso sull’uso della mescalina (The Doors of Perception, 1954) da una frase altrettanto celebre di William Blake in The marriage of Heaven and Hell: “If the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man as it is, infinite” (ovvero: “Se le porte della percezione fossero ripulite, ogni cosa apparirebbe all’uomo per quella che è, cioè infinita”).

3 Egli stesso nell’introduzione all’opera dichiara: “And I wrote my happy songs | every child may joy to hear” (traduzione: “E ho scritto le mie poesie felici | che ogni fanciullo potrà ascoltare con gioia”).

4 Il termine “lamb”, privo dell’aggettivo “little” e del valore vocativo, torna anche al v. 14 e al v. 17.

5 “L’agnello di Dio” è infatti un sintagma per identificare Gesù Cristo che, oltre che nell’Esodo (29, 38) e in Isaia (Isaia, 53, 17), si trova nel Vangelo di Giovanni (1, 29), dove è presente la celebre formula: “Ecce agnus Dei, ecce Qui tollit peccata mundi” (traduzione: “Ecco l’agnello di Dio ecco colui che toglie i peccati dal mondo).

6 Il concetto di immaginazione come prerogativa del poeta è affermato in particolare da William Wordsworth nel Preface delle Lyrical Ballads e si vede nella sua poesia I wandered lonely as a cloud, dove l’emozione poetica è colta dal suo “occhio interiore” (“inward eye”, v. 21).

7 thee: l’uso di arcaismi (più avanti, “dost”, “thou”, “thy”) è caratteristico della poesia di Blake.

8 I primi due versi costituiscono il ritornello del testo (ripreso ai vv. 9-10), che si struttura quasi come una filastrocca. La prima strofa è incentrata sull’identità del creatore dell’agnello (e cioè, Dio, come detto ai vv. 19-20), mentre la seconda sviluppa il paragone tra il “lamb” e Cristo.

9 Tutte le caratteristiche dell’agnello (“clothing of delight”, “softest [...] wooly bright”, “ tender voice”) indicano che egli è il simbolo della purezza e dell’innocenza.

10 Le domande del poeta sembrano essere quelle ingenue ed innocenti di un bambino, di cui la poesia prova a riprodurre la fede semplice e spontanea.

11 Il verso esplicita la comparazione tra il bimbo che parla nella poesia e l’agnello.

12 Tyger: si tratta di un arcaismo per “tiger”.

13 burning bright: i due termini, in netta allitterazione, sono anche affini per la ricorrenza degli stessi suoni.

14 thy: arcaismo tipico della poesia di Blake, come i successivi “thine” e “thy”.

15 simmetry: la parola va pronunciata per rimare con la precedente “eye”. L’espressione è fondamentale per comprendere il senso del testo: Blake, sconvolto dal fascino della tigre che splende nella notte, si chiede come sia possibile questa unione di bellezza e orrore e chi (“what immortal hand or eye””) sia stato ingrado di crearla.

16 distant deeps: anche in questo caso i due termini sono uniti dall’allitterazione e dalla somiglianza fonica.

17 A differenza di quelle in The Lamb, nessuna domanda di The Tyger otterrà risposta.

18 dare: la ripetizione di alcuni termini-chiave e la ripresa della prima strofa nell’ultima sono due tecniche per dare musicalità al testo e insistere su determinati concetti.

19 L’atto di creazione del tigre (e cioè, del male derivante dalla “experience”) è quindi un atto volontario e deliberato, e il risultato finale è così affascinante che il poeta non può che interrogarsi su chi abbia osato (“dare”) creare un tale prodigio della Natura. Qui Blake introduce anche il tema della responsabilità della creazione artistica, che deve descrivere sia il lato puro e positivo (The Lamb) sia quello cupo ed inquietante (The Tyger) della vita umana.

20 In queste due interrogazioni, Blake indica che nell’universo, che pure è creazione e disegno intellegibile di Dio, vi è comunque qualcosa - come la natura e il significato del Male - che sfugge e che non può essere compreso dall’uomo.

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