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William Shakespeare, “Molto rumore per nulla”: riassunto e analisi

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Introduzione

Molto rumore per nulla (nell’originale, Much Ado About Nothing) fa parte delle “commedie romantiche 1 che William Shakespeare scrisse dopo la costituzione dei Chamberlain’s Men 2 nel 1594, insieme a Il mercante di Venezia, Come vi piace, La dodicesima notte e Le allegre comari di Windsor. La datazione è in questo caso abbastanza precisa, poiché la rappresentazione della commedia deve essersi svolta fra la seconda metà del 1598 e i primi mesi del 1599.

 

Trama

La trama, o meglio le trame di Molto rumore per nulla, la inquadrano in un modello ambiguo: quello tragicomico. Leonato, un rispettabile nobiluomo, vive a Messina con la sua splendida figlia - la giovane Hero - suo fratello maggiore, Antonio, e la figlia di questi, Beatrice, una giovane arguta e spiritosa. La commedia inizia con Leonato che si prepara a dare il benvenuto ad alcuni amici che stanno tornando dalla guerra. Con loro ci sono il principe Don Pedro, caro amico di Leonato, e due compagni di battaglia: Claudio, un nobiluomo molto rispettato, e Benedick, un uomo intelligente che si diverte a fare argute battute di spirito, spesso prendendo di mira proprio gli amici. Fa parte del gruppo anche Don John, il fratello illegittimo di Don Pedro, un uomo scontroso che creerà presto molti problemi.
Non appena i soldati arrivano a casa di Leonato, Claudio si innamora perdutamente di Hero mentre Benedick e Beatrice riprendono una schermaglia a suon di battutine sagaci che era iniziata in passato. Claudio e Hero si confessano immediatamente il proprio amore e decidono di sposarsi. Per ingannare il tempo nella settimana che occorre per preparare il matrimonio, gli amanti e i loro amici decidono di fare un gioco. Vogliono far smettere di litigare Beatrice e Benedick e farli innamorare. Poiché le punzecchiature tra i due celavano evidentemente un sentimento corrisposto, i trucchi degli amici funzionano, e i due presto si innamorano.
Don John decide però di rovinare la felicità di tutti e convince il proprio amico Borachio a sedurre Margaret, la cameriera di Hero, appostandosi alla finestra della protagonista, per far sì che, vedendola, Claudio creda che sia la sua amata a tradirlo. Don John riesce nel suo intento, e Claudio, furioso, umilia pubblicamente Hero il giorno del matrimonio, accusandola di lussuria e abbandonandola all’altare. In attesa di capire cosa sia realmente accaduto, i membri della famiglia decidono di fingere che la giovane sia morta di dolore e di nasconderla fino a quando potranno rivendicarne l’innocenza. Nel frattempo Benedick e Beatrice si confessano amore reciproco.
Fortunatamente, quella sera, una guardia sente Borachio vantarsi della propria villania e così Dogberry e Verges, i capi della polizia locale, arrestano sia Borachio che Conrad, un altro seguace di Don John. Tutto questo prova l’innocenza di Hero e Claudio, che la crede morta, si strugge di dolore.
Come punizione Leonato impone a Claudio di dire a tutti, in città, quanto pura e innocente fosse la giovane Hero. Lo costringe inoltre a sposare sua nipote, una ragazza che somiglia moltissimo a Hero. Claudio si reca in chiesa con gli altri, preparandosi a sposare una donna misteriosa e mascherata che crede essere la cugina di colei che ama, ma che, con un colpo di scena finale, si rivela essere Hero stessa. Egli è ovviamente sopraffatto dalla felicità e, sull’onda della gioia, Benedick chiede a Beatrice di sposarlo. La commedia si chiude con una danza degli amanti che celebrano il doppio matrimonio.

 

Temi

L’inganno

La trama di Molto rumore per nulla si basa su una serie di inganni: alcuni in cattiva fede, altri operati invece con le migliori intenzioni. A questa distinzione corrisponde una differenza di tono e di stile all’interno dell’opera stessa. Ad esempio l’inganno di Claudio, di cui fa le spese Hero, così come l’inganno della morte della giovane, che conduce a una redenzione e riconciliazione con l’amato, sono giocati su un tono solenne, in brani in cui il verso, ritenuto intrisecamente più nobile ed elevato, prevale sulla prosa. Si tratta infatti delle parti più tipicamente “tragiche” di Much Ado About Nothing, che sembrano preludere a una conclusione infelice della vicenda. In un tono più leggero sono invece descritti gli inganni alle spalle di Benedick e Beatrice, che, anziché produrre un esito nefasto, fanno cadere l’una nelle braccia dell’altro. In questi passaggi lo stile è più leggero e la prosa prevale sul verso.

Il tema dell’inganno in Molto rumore per nulla si resta dunque ad una duplice lettura, in quanto le macchinazioni dei personaggi non hanno sempre una finalità subdola e meschina ma si prestano spesso a doppi fini, sebbene nello sviluppo della commedia non sia sempre facile distinguerli.


L’importanza dell’onore

Altro tema cardine della “commedia romantica” è il motivo dell’onore: il punto di climax è infatti rappresentato dalla cerimonia nuziale interrotta, dove Claudio rifiuta Hero accusandola pubblicamente e di fronte a suo padre di infedeltà e castità violata. Si tratta di un elemento socioculturale molto rilevante per il tempo della rappresetnazione: all’epoca di Shakespeare l’onore di una donna si basa sul comportamento casto e sulla preservazione della verginità fino alle nozze. Per una donna del tempo perdere l’onore prima del matrimonio significava rinunciare ad ogni appartenenza o possibilità di distinzione ed ascesa sociale, senza alcuna possibilità di redenzione, tanto più che l’infamia e il disonore si riflettevano automaticamente anche sulla famiglia della ragazza. Ecco perché quando Leonato, padre di Hero, crede alle parole di Claudio, egli cerca di prendere le distanze dalla figlia, per cui ha parole sprezzanti:

Lasciamola sola, che muoia 3.

Sempre nella stessa scena, Leonato affronta il tema dell’onore, intendendo il tradimento di Hero come di una macchia indelebile dalla quale non potrà mai liberarsi:

[...] lei, lei, ahimè, che è caduta
in un pozzo d’inchiostro, e tutto il mare
non ha acqua che basti a lavarla 4.

Se per le donne dell’epoca la perdita dell’onore era una forma di totale annichilimento, per gli uomini, di contro, l’onore dipendeva dalle amicizie ed era di natura militare. Al contrario delle donne, gli uomini potevano infatti difendere il proprio onore, e quello della propria famiglia, combattendo in battaglia o in duello. Per questo Beatrice chiede a Benedick di vendicare l’onore di Hero sfidando a duello Claudio. Come donna Hero non può riacquistare il proprio onore, mentre Benedick può farlo a suo nome, attraverso le armi.

 

Stile

Tutta la commedia è costruita su un gioco di simmetrie e di contrasti. I due poli sono appunto i due codici linguistici, ovvero le due forme che l’arguzia dei personaggi assume: quella popolare e quella cortese. Molto rumore per nulla è il dramma shakespeariano che più è giocato sull’uso delle parole o sugli equivoci da esse generati. È il titolo stesso a suggerirci che si tratta di puro divertimento, innocuo e senza conseguenze: molto rumore, molte parole, per non dire nulla. La commedia è recitata per tre quarti in prosa e per un solo quarto in versi, perché è nella prosa che i giochi di parole (in inglese, i pun), trovano terreno più fertile. Il verso è riservato ai punti fondamentali della trama più drammatica, che è usata come impalcatura attorno alla quale si svolgono le altre vicende di natura comica. In qualche modo Shakespeare riprende e sviluppa un’operazione che aveva iniziato con il Sogno di una notte di mezza estate, introducendo il gruppo dei rozzi artigiani nel mondo cortese di Atene al fine di rimarcare i due diversi registri linguistici.

Questo del Sogno non è l’unico richiamo ad altri drammi shakespeariani; l’opera potrebbe, infatti, essere letta come una trasposizione in chiave di commedia della tragedia di Romeo e Giulietta. Anche se ovviamente è antitetico l’esito, diverse sono le analogie tra le due vicende: dal ballo in maschera all’inizio della vicenda, passando per la cerimonia nuziale mancata fino al frate che fa sì che la fanciulla protagonista venga creduta morta.

 

Fonti

Molto rumore per nulla sviluppa quindi due vicende parallele, entrambe basate su modelli italiani. La vicenda di Beatrice e Benedick, basata solo su dialoghi arguti e brillanti, ha come modello Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione. L’altra vicenda, che si snoda attorno all’inganno di Don John ha origini più antiche: si tratta della storia di Ariodante e Ginevra nel quinto canto dell’Orlando Furiosodi Ludovico Ariosto, che Shakespeare conosceva grazie alle numerose traduzioni inglesi.
Un’altra chiara influenza è data dalla ventiduesima novella della prima parte delle Novelle (1554) di Matteo Bandello, da cui trae l’ambientazione messinese, il personaggio di Leonato e la figura di Don Pedro principe d’Aragona. Di fatto, Shakespeare trae dall’Ariosto la vicenda del tradimento inscenato con la complicità della cameriera, ma per il resto la sua versione è più simile alla novella del Bandello, della quale non esisteva traduzione inglese, per cui Shakespeare attinse, con ogni probabilità, direttamente dalla fonte italiana.
Oltre alla tradizione italiana, il Bardo inserisce nella commedia elementi di estrazione squisitamente inglese, come il personaggio di Dogberry e la sua ronda notturna, che gli permettono di usare il linguaggio popolare e molto basso tipico della City londinese, che si pone in netto contrasto con lo stile arguto ricco di dialoghi cortesi di Beatrice e Benedick.

 

Bibliografia:

- W. Shakespeare, Molto rumore per nulla, traduzione italiana di Masolino d’Amico, in W. Shakespeare, Le commedie romantiche, a cura di Giorgio Melchiori, Milano, Mondadori, 1982.
- L. Innocenti (a cura di), Il teatro elisabettiano, Bologna, Il Mulino, 1996.
- G. Melchiori, Shakespeare, Roma-Bari, Laterza, 2005.
- A. Cattaneo, A Short History of English Literature, vol. I, Milano, Mondadori, 2011.

1 Si fa qui riferimento alla suddivisione delle opere shakespeariane del critico Giorgio Melchiori.

2 Si tratta della compagnia teatrale per cui Shakespeare scrive le sue opere e con cui recita.

3 Molto rumore per nulla, atto IV, scena 1.

4 Molto rumore per nulla, atto IV, scena 1. Traduzione di Masolino d’Amico.

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