Galileo Galilei

"Il Saggiatore" di Galileo Galilei: riassunto e commento

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Introduzione

 

Il Saggiatore è un trattato di Galileo Galilei pubblicato nel 1624 in cui, rispondendo alle critiche di un avversario in merito alla comparsa in cielo di alcune comete nel 1618, lo scienziato pisano espone i punti fondamentali del suo metodo di ricerca.

 

Struttura, temi e stile dell’opera

 

La vicenda che porta Galileo alla composizione della sua seconda grande opera scientifica dopo il Sidereus Nuncius ha inizio nell’autunno del 1618, quando la comparsa in cielo di tre comete, oltre a suscitare grande scalpore ed interesse tra addetti ai lavori e tra osservatori comuni, spinge Orazio Grassi (1583-1654), un padre gesuita che si occupa di matematica ed architettura, ad esporre nel suo trattato in latino De tribus cometis anni 1618 disputatio astronomica la posizione “scientifica” del Collegio Romano, principale organo d’istruzione della Compagnia di Gesù. Nel trattato di Grassi, che costituisce il rendiconto di un’assemblea di gesuiti tenutasi proprio al Collegio e che rimane ancorata ai precetti della filosofia tolemaica, si sostiene che le comete siano corpi celesti privi di luce ed orbitanti su traiettorie predefinite tra Terra e cielo della Luna. Grassi si dimostra poi scettico sulla reale utilità del cannocchiale galileiano, di cui si mette addirittura in dubbio la reale capacità di ingrandire le immagini a distanza.

 

La replica di Galileo è attentamente studiata, anche per gli scrupoli dell’autore a tornare sulla questione dell’eliocentrismo, dopo che nel marzo del 1616 il De revolutionibus orbium coelestium (1543) di Copernico (1473-1543) è stato messo all’Indice e lo stesso Galileo ammonito di non professare più le tesi delle sue Lettere copernicane. Galileo risponde infatti attraverso un suo giovane discepolo, Mario Guiducci (1583-1646) che pubblica col proprio nome un testo del maestro, il Discorso sulle comete (1619). Qui, chiamando in causa anche la teoria di Tycho Brahe (1546-1601) e il retroterra dell’aristotelismo, Galilei smentisce seccamente le tesi di Grassi. Quest’ultimo, dietro lo pseudonimo di Lotario Sarsi, replica con la Libra astonomica ac philosophica (la “libra” è una comune bilancia, detta anche “stadera”, di origine romana).

 

Galileo, che sa di doversi muovere con grande accortezza per il continuo pericolo di cadere in eresia, lavora  con cura a Il Saggiatore, che vede la luce, stampato per conto dell’Accademia dei Lincei di Roma (che aveva accolto al proprio interno Galilei sin dal 1611), solo nel 1624, con una dedica a papa Urbano VIII 1. L’opera ha forma epistolare 2 ed è scritta in italiano per rispondere al latino filosofico di Grassi, il Saggiatore è abilmente bilanciato tra ironia e precisione metodologica.

 

Da un lato, infatti, il Saggiatore si caratterizza per la carica demistificante con cui le tesi di Grassi, ancora viziate dal rispetto del principio d’autorità e del tutto prive di una verifica sperimentale, sono smontate e derise una per una. Dall’altro, Galileo sa esporre, in un linguaggio chiaro e spontaneo, immediato ma esattissimo, i punti irrinunciabili di un moderno metodo scientifico. L’impostazione è chiara sin dal titolo: il “saggiatore” è una bilancetta di precisione usata dagli orafi, e si contrappone per principio alla rozza e semplicistica “libra” di Grassi. Se la tesi di Galileo sulle comete del 1618 si rivelerà col tempo errata, ha tuttavia maggior importanza il procedimento metodologico con cui si arriva ad una ipotesi di spiegazione dei fatti naturali: non conta il sapere nozionistico basata sui libri, tipico dell’erudizione di Grassi, ma la verifica empirica dei fatti e delle ipotesi, così che ogni conquista scientifica non è altro che un punto di partenza per nuove indagini.

 

La struttura epistolare del saggio permette poi l’uso di un tono e di uno stile informali e colloquiali, come se il “maestro” si trovasse a lezione con i suoi studenti, e confrontasse con loro le proprie idee 3. L’esempio migliore è nel noto passo del sesto capitolo del Saggiatore, dove Galileo spiega in quale “lingua” sia scritto il “libro della natura”:

[Lotario Sarsi] forse stima che la filosofia sia un libro e una fantasia d’un uomo, come l’Iliade e l’Orlando Furioso, libri ne’ quali la meno importante cosa è che quello che vi è scritto sia vero. Signor Sarsi, la cosa non istà così. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.

Quest’appello e quello alla “vera filosofia” contenuto nella Prefazione indicano allora l’atteggiamento che per Galileo deve tenere lo scienziato (e il filosofo) moderno: studiare il mondo e il suo funzionamento con gli strumenti con cui il mondo stesso è stato scritto e composto, senza pregiudizi e senza verità precostituite. Il linguaggio della natura, per questa sua essenza matematica, è poi intrinsecamente democratico; chiunque, una volta posseduti gli strumenti di analisi, può leggere ed interpretare il mondo circostante. Ciò che bisogna evitare sono allora le tesi preconcette, o quelle acriticamente riprese dalla tradizione, ma prive di una validazione nei fatti e nelle esperienze: è questa l’impostazione critica che animerà, nel 1632, il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.

1 Maffeo Barberini (1568-1644), gesuita di formazione, poeta e protettore di letterati ed artisti.

2 Si immagina infatti che sia una lunga lettera di 53 capitoli indirizzata a monsignor Virginio Cesarini (1595-1624), seguace dello stesso Galileo.

3 In tal senso, è molto calzante la definizione che il critico Andrea Battistini ha dato del “metodo galileiano”: “La verità, nel Saggiatore, non è un possesso stabile appreso alla scuola del passato, ma una conquista faticosa che si costruisce a poco a poco sotto gli occhi che la cercano con letizia, diffidando sempre del proprio sapere” (A. Battistini, Introduzione a Galileo, Roma-Bari, Laterza, 1989, p. 101).

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