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I Promessi Sposi di Manzoni: la poetica nelle lettere a Fauriel e Giudici

Inserito da stefano il 22 novembre 11
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Il percorso di Alessandro Manzoni verso I Promessi Sposi: la rappresentazione del reale, il senso del comico e la struttura polifonica. A cura di Alessandro Mazzini.

L'itinerario di Manzoni verso il romanzo vede una costante riflessione da parte dell'autore, che si può constatare anche da numerose lettere del suo epistolario. Tra di esse, particolarmente significativa è quella a Gaetano Giudici, amico milanese dello scrittore, scritta dall'autore del romanzo a Parigi nel febbraio 1820. Ancora prima di iniziare a lavorare alla stesura de I Promessi Sposi, Manzoni definisce la presenza di due interessi per lo spettatore che si accosta ad un testo letterario o ad una visione a teatro: il primo teso ad evadere dalla realtà, il secondo che invece la ricerca in "quel misto di grande e di meschino, di ragionevole e di pazzo, che si vede negli avvenimenti di grandi e piccioli di questo mondo". Un tipo di interesse, quest'ultimo, che nasce da una rappresentazione più aderente alla realtà per ciò che essa è, nella  molteplicità e nella compresenza di toni e livelli che si intrecciano in essa. Ciò soddisfa, secondo l'autore, un desiderio insito nell'uomo stesso: "questo interesse tiene ad una parte importante ed eterna dell’animo umano, il desiderio di conoscere quello che è realmente, di vedere più che si può in noi e nel nostro destino su questa terra".
 
Il tema, più volte affrontato da Manzoni, è oggetto anche di una lettera a Claude Fauriel del settembre 1822 (periodo in cui è già cominciata la scrittura de I Promessi Sposi). A proposito della mescolanza di comico e di serio, egli afferma che essa è presente di per sè nella natura e non può essere considerata come un elemento di ostacolo nell'impressione armonica di quest'ultima. Quello che per Manzoni è assolutamente da evitare è il falso. Ecco, quindi, che si rivela l'impostazione del suo romanzo storico: un anti-genere, contro i divieti del classicismo e della letteratura tradizionale. Tuttavia, in una lettera dell'anno successivo (1823), quando il romanzo è concluso, Manzoni scrive insoddisfatto al Fauriel definendo la sua opera una "cicalata", "il mio materasso imbottito di carta scritta", un "guazzabuglio". Quest'ultimo è un termine quasi tecnico del linguaggio manzoniano, che si riferisce a quella ridda di contrasti e conflitti che albergano nel cuore umano e si riflettono sulla società e sulla Storia (viene usato, ad esempio, per descrivere il padre di Gertrude).

Alessandro Mazzini è professore di Greco e Latino presso il Liceo Classico Manzoni. Si è laureato in Letteratura Greca con il professore Dario Del Corno presso L'Università degli Studi di Milano. Ha collaborato con riviste di divulgazione culturale e ha insegnato per 10 anni Lingua e Letteratura Italiana e Lingua e Letteratura Greca presso il Liceo della Scuola Svizzera di Milano. Dal 2001 è ordinario di Italiano e Latino nei Licei e dal 2003 ordinario di Greco e Latino al Liceo Classico.

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