Prima Guerra Mondiale

Dal Patto di Londra alla Strafexpedition: l'Italia nella Prima guerra mondiale

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L’Italia, dopo l'attentato di Sarajevo e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, è inizialmente neutrale; nel Paese, la netta maggioranza delle forze sociopolitiche (i liberali giolittiani, i cattolici, i socialisti) è contraria all’intervento per motivi di opportunità strategica o per convincimenti religioso-politici. Tuttavia, la rumorosa minoranza degli interventisti - assai variegata al suo interno e sostenuta da voci di intellettuali ed artisti quali D’Annunzio e i futuristi - si fa presto sentire: i democratici (tra cui i repubblicani, i radicali, alcuni socialisti come Bissolati, Bonomi o Salvemini, gli irredentisti come Cesare Battisti) vedono nella guerra all’Impero austroungarico l’occasione per completare il processo storico-politico del Risorgimento, mentre altri (i liberal-conservatori di Salandra e Sonnino) vogliono accrescere il peso e il prestigio italiano sullo scacchiere europeo. Se i rivoluzionari (nella cui fila milita anche il direttore dell’«Avanti!» Benito Mussolini) sperano che il conflitto indebolisca finalmente il sistema borghese, i nazionalisti cercano il “riscatto morale” dell’Italia e degli italiani dalla democrazia parlamentare attraverso eroiche gesta al fronte.
 
Mentre il 3 agosto si dichiara ufficialmente la neutralità, il Patto di Londra è il frutto delle trattative segrete del governo con le forze dell’Intesa, ratificate il 26 aprile 1915: all’entrata in guerra dell’Italia contro gli imperi centrali corrisponderanno importanti compensazioni territoriali, così che il 23 maggio la Camera approva definitivamente l’entrata in guerra. Il principale scenario di guerra è quello friulano, lungo il corso dell’Isonzo, dove dal 1915 al 1917 si assisterà a dodici offensive condotte dal generale Cadorna, fino alla disfatta di Caporetto. Gli austriaci reagiscono sul fronte trentino con la cosiddetta Strafexpedition (“spedizione punitiva”) del 15 maggio 1916, cui le truppe italiane reagiscono con la Battaglia degli Altipiani (15 maggio - 27 giugno 1916) e con la Battaglia di Gorizia (4 - 17 agosto 1916). Le ingenti perdite umane e il dolore assoluto della guerra, emblematizzato ad esempio nella poesia di Giuseppe Ungaretti San Martino del Carso, iniziano ad emergere in tutta la loro drammatica concretezza.

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