Ecologia

Conservazione e sviluppo sostenibile: dal Protocollo di Kyoto a Rio+20

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Molti processi fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema Terra, come i cicli biogeochimici, le catene alimentari e le relazioni tra organismi sono fortemente minacciati dalle attività umane.

La prove di ciò sono molte: effetto serra, sovrapproduzione di CO2, deforestazione, crescente perdita di biodiversità;  l’impatto antropico, sommato alle normali perturbazioni ambientali, rappresenta una minaccia seria e incombente sul futuro del nostro pianeta.

Il ritmo con cui le risorse naturali sono utilizzate non è più sostenibile, a causa di molti fattori. Un esempio è dato dalla crescita esponenziale della popolazione rispetto alla disponibilità di cibo (senza entrare nei termini di come questa disponibilità è distribuita).

Per intervenire e provare a limitare i danni (fermarli, allo stato attuale, è utopico) c’è bisogno di provvedimenti presi a livello globale.

Tralasciando l'eco dei primi dibattiti lanciati dagli ambientalisti negli anni sessanta e settanta, la politica mondiale ha iniziato ad affrontare questi temi in modo programmatico intorno agli anni novanta, con la Conferenza di Rio de Janeiro delle Nazioni Unite nel 1992. Il tema era “Ambiente e sviluppo”. Proprio lo sviluppo sostenibile, ovvero la capacità di soddisfare le esigenze umane in termini di risorse senza intaccare la disponibilità di queste ultime per le generazioni future, è stato al centro di questo storico incontro che tra i suoi obiettivi ha quello di:
 

"[…] conservare la diversità biologica, l’uso sostenibile dei suoi componenti e la giusta ed equa divisione dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche."*
  *stralcio dagli atti della Convenzione di Rio, 1992
 

Gli accordi presi in questo primo incontro dedicato alle tematiche ambientali portarono alle stesura negli anni successivi di documenti che regolano, a livello mondiale, la legislazione da applicare per contrastare i cambiamenti climatici. Tra questi, il più importante è il Protocollo di Kyoto redatto nel 1997 che, anche se entrato in vigore diversi anni dopo, ha siglato l’impegno da parte delle nazioni industrializzate alla una riduzione (in 20 anni) delle emissioni di gas serra. 

Gli obiettivi fissati nella Convenzione di Rio hanno anche dato vita a una serie di direttive europee, tra cui la cosiddetta direttiva Habitat (1992) che ha istituito a livello comunitario un programma di conservazione degli habitat naturali della flora e della fauna selvatiche, la rete Natura2000, in cui l’Italia è entrata a far parte nel 1995.

La rete ecologica Natura2000 comprendente i siti riconosciuti di interesse comunitario in quanto rappresentativi di importanti habitat naturali.

Come ha dimostrato l’incontro dell’estate 2012  organizzato dalle Nazioni Unite nel ventennale della prima Convenzione di Rio, “Rio+20”, gli accordi presi nel 1992 sono stati per grossa parte disattesi. I motivi sono diversi e alcuni riguardano anche l'economia globale, tuttavia l’impegno della politica sembra essere fortemente orientato verso strategie di sviluppo sostenibile, nonostante gli interessi di parte e le oggettive difficoltà nell’attuazione delle iniziative condivise.

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