Rime Nuove

Carducci, "Pianto antico": analisi e commento

A cura di

10639 visite

0 domande

Testo tra i più noti delle Rime nuove (dove è collocato nel terzo libro) e di tutto Carducci, Pianto antico (una “anacreontica”, come poi San Martino, composta di coppie di quartine di settenari, di cui il primo piano e non rimato, i due centrali piani e a rima baciata e il quarto tronco e in rima con gli altri finali di ogni quartina) è uno dei testi più autobiografici del poeta: il tema, privato ed intimo, è quello della morte del figlio Dante, all’età di tre anni, il 9 novembre del 1870. Anche la storia editoriale e compositiva del testo procede secondo la sedimentazione del dolore di un padre: se la data sull’autografo del testo è quella del giugno 1871, il confronto con l’epistolario carducciano (e in particolare con le lettere inviate all’amico Giuseppe Chiarini) indica che il titolo - che efficacemente allude ad una tragedia nascosta nel tempo - viene trovato solo otto anni più tardi, nel 1879.

 

L’apertura, come in molti testi carducciani, è sulla quotidianità autobiografica: un giardino primaverile, in cui un melograno “da’ bei vermigli fior” si sta aprendo alla nuova stagione vitale, che tuttavia ricorda al poeta, per brevi accenni, l’immagine del figlio scomparso: alla “pargoletta mano” che prima si tendeva all’albero corrisponde ora il “muto orto solingo”, non più rallegrato dalla presenza di Dante. Agli indizi coloristici del ritorno della vita con la bella stagione contenuti nelle prime due quartine (“il verde melograno”, “vermigli fior”, “giugno lo ristora | di luce e di calor”) corrisponde - con calcolata simmetria e studiato effetto drammatico - il tono dolente con cui, nelle seconde due quartine, si commemora la perdita del figlio. Si susseguono così immagini di morte (“fior de la mia pianta | percossa e inaridita”, “de l’inutil vita | estremo unico fior”, “la terra fredda [...] la terra negra”), sostenute da un ritmo anaforico (“tu”, “sei”, “né”; e si consideri che pure la struttura rimica dell’“anacreontica” conferisce al testo una sua musicalità) che indica l’ineluttabilità della sofferenza umana.
Così, recuperando il tema per lui tipico dell’immersione sentimentale nella Natura, Carducci riesce a ribaltare lo stereotipo: alla ciclicità del tempo naturale, in cui le stagioni si susseguono senza soluzioni di continuità, si contrappone la fissità irrimediabile del dolore della morte. Non a caso, in una prima versione Pianto antico era introdotto, a mo’ di spiegazione e commento, da un distico del poeta greco Mosco, che compiangeva la scomparsa del maestro Bione.

 

Metro: Odicina anacreontica di quartine di settenari

 

L’albero a cui tendevi

la pargoletta mano,

il verde melograno

da’ bei vermigli fior,

 

nel muto orto solingo

rinverdí tutto or ora

e giugno lo ristora

di luce e di calor.

 

Tu fior de la mia pianta

percossa e inaridita,

tu de l’inutil vita

estremo unico fior,

 

sei ne la terra fredda,

sei ne la terra negra;

né il sol piú ti rallegra

né ti risveglia amor.

 

domande

Signor Wolf
Risolve problemi
su Oilproject dal 1994

Non c'è nessuna domanda su questa lezione!

Se ne hai una scegli una lezione e clicca "Hai dubbi?"

RELATORI

Sai rispondere
a queste domande?

Qui non ci sono ancora domande.

Visualizza altre domande o

Contatti Pubblicità Quality policy Note legali Oilproject Srl P.IVA 07236760968