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Tasso, "Gerusalemme Liberata" : riassunto e analisi

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Struttura e trama della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, a cura di Alessandro Condina.
 
La Gerusalemme Liberata è un poema diviso in venti canti; il modello è l'Eneide e il metro scelto l'ottava di endecasillabi, con rime alternate e le ultime due rime baciate. Alcuni studiosi ritengono che i venti canti possano essere raggruppati in cinque parti, ricalcando così i cinque atti della tragedia classica. Il centro drammatico dell'azione è sempre Gerusalemme, che rappresenta l'oggetto del desiderio e il luogo da conquistare a tutti i costi. Attorno alla città, agiscono forze centrifughe (gli interventi diabolici e demoniaci che distolgono gli eroi cristiani dal realizzare l'impresa) e forze centripete (gli sforzi degli eroi sostenuti dall'aiuto celeste). Alla base del movimento della Liberata c'è dunque la peripezia, così com'era per la tragedia classica. L'ambientazione storica è la fase conclusiva della Prima Crociata (1099). I cristiani sono già da sei anni in Terra Santa, ma ancora non riescono a conquistarla (riferimento esplicito al poema omerico dell'Iliade).
 
Alessandro Condina è giornalista e docente liceale di italiano e latino a Milano. Si è laureato all'università di Messina con una tesi sul Commentario all'Apocalisse di Apringio di Beja. Collabora con varie testate online, tra cui D - La Repubblica e Blogo. Pensa che il web possa essere un ottimo strumento per la didattica, oltre che per l'informazione.

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La Gerusalemme liberata è un poema diviso in venti canti e il modello è l’Eneide; il metro è l’ottava di endecasillabi con rime alternate e le ultime due rime baciate. Un altro modello che Tasso tiene presente è quello della tragedia classica: secondo alcuni studiosi, questi venti canti possono essere raggruppati in cinque parti che riprendono i cinque atti della tragedia classica. Il centro drammatico dell’azione è sempre Gerusalemme, oggetto del desiderio e luogo da conquistare a tutti costi. Attorno a Gerusalemme agiscono:

forze centrifughe, cioè gli interventi diabolici e demoniaci, tutto ciò che distoglie gli eroi cristiani dal realizzare l’impresa;forze centripete, cioè lo sforzo, l’impegno degli eroi sostenuti dall’aiuto celeste. 

Alla base del movimento de La Gerusalemme liberata c’è la peripezia, tecnica presente anche nella tragedia classica. Qual è l’argomento? All’inizio de La Gerusalemme liberata ci troviamo nella fase conclusiva della prima crociata (1099): i crociati - e qui il modello chiarissimo è quello dell’Iliade - sono già da sei anni in Terrasanta, ma non sono ancora riusciti a conquistare Gerusalemme. Già nei primi canti troviamo un consesso diabolico: si riuniscono i maghi e decidono di inviare la maga Armida per distogliere gli eroi cristiani dalla loro impresa, impedendo quindi che Gerusalemme cada in mano ai Cristiani. L’intervento della maga Armida provoca l’allontanamento di Rinaldo, l’unico eroe che, per la sua giovinezza e purezza, potrà permettere ai Cristiani di realizzare questa straordinaria impresa. Dopo l’allontanamento di Rinaldo che uccide un compagno di armi e perciò abbandona il campo, assistiamo a un duello tra Tancredi e Argante; il duello non si conclude e Tancredi rimane ferito. Assistiamo a questo duello anche attraverso gli occhi di Erminia, una principessa pagana che dall’alto delle mura di Gerusalemme, insieme al re di Gerusalemme, Aladino, osserva Tancredi perché ne è segretamente innamorata. Erminia e Tancredi sono i due vertici di un triangolo amoroso che coinvolge anche Clorinda, due donne pagane e un eroe cristiano: Erminia innamorata di Tancredi e Tancredi innamorato di Clorinda, una vergine guerriera, cioè una donna che ha deciso di sacrificare la sua femminilità alla guerra.

Subito dopo questo duello avviene l’attacco di Solimano. Solimano è il capo di un gruppo di Musulmani che arrivano dall’Egitto, in soccorso dei difensori di Gerusalemme, dei pagani. L’attacco di Solimano e l’intervento delle forze demoniache sembrano poter provocare la sconfitta dei Cristiani fin quando intervengono gli angeli del paradiso guidati dall’arcangelo Michele e cinquanta cavalieri misteriosi che vanno in soccorso del campo cristiano. In realtà, questi cavalieri erano prigionieri di Armida, ma erano stati liberati da Rinaldo, che invece non è tra di loro. Quando i Cristiani, a loro volta, tentano di attaccare la città per espugnarla, i Musulmani resistono e, siamo qui appena oltre la metà del poema, c’è uno dei momenti più altamente drammatici: il duello tra Clorinda e Tancredi. Clorinda ha indossato delle armi che non sono sue; normalmente indossa un’armatura bianca che la rende visibilissima e riconoscibile, invece questa volta ha indossato un’armatura nera per passare inosservata. Tutto questo avviene notte tempo quindi le tenebre contribuiscono a questo terribile equivoco. Tancredi e Clorinda si combattano. Lui non sa contro chi sta combattendo, non si rende conto che rischia di uccidere la donna che ama e questo sarà l’epilogo di questo episodio. Prima di morire, avendo scoperto le sue origini cristiane, Clorinda chiede di ricevere il battesimo e Tancredi impartisce questo sacramento. 

Le vicende della guerra sono tutt’altro che risolte perché Clorinda è riuscita, insieme con Argante, a distruggere i meccanismi di attacco, le macchine di assedio dei Cristiani. A quel punto Goffredo decide di utilizzare nuova legna, costruire nuove macchine, ma la materia prima deve essere ricavata dalla selva di Saron; questo sarà l’ostacolo più terribile perché la selva di Saron, che è già un luogo inospitale, è stata incantata dal mago Ismeno: una delle pagine più veramente terribili e quasi horror del poema. Assistiamo a come l’incanto pervada la selva, impedendo agli eroi cristiani di accedere e di utilizzare il legno. Anche Tancredi viene sconfitto e ricacciato indietro perché sente la voce di Clorinda tra gli alberi e quindi non è più capace di andare avanti, di usare l’ascia. L’unico in grado di vincere questo incanto è Rinaldo, ma è prigioniero della maga Armida. Anche lei, che doveva semplicemente tenerlo lontano dalla guerra, se n’è innamorata e quindi ha un motivo in più per tenerlo legato a sé nelle isole Fortunate con le sue arti magiche, con il suo fascino, con l’amore e con la passione. Come fa Rinaldo a liberarsi? Non può, o meglio non potrebbe salvo che il mago di Ascalona, che è dalla parte dei Cristiani, manda due eroi cristiani, Carlo e Ubaldo, a liberare Rinaldo mostrandogli la sua immagine in uno specchio, anzi in uno scudo che fa da specchio, così che possa rendersi conto di come questa sia stata trasformata da eroe a molle amante di una strega. Nonostante le bellezze del giardino di Armida, Rinaldo rinsavisce e ritorna sul campo di battaglia; dopo essere andato sul monte Oliveto e aver chiesto il sostegno divino, riesce a vincere l’incanto della selva di Saron. A quel punto i Cristiani hanno tutte le armi per poter combattere la battaglia definitiva, quella decisiva.

Rinaldo uccide Solimano, Tancredi combatte ancora una volta con Argante, ma sempre in disparte, in una valletta dove non viene visto da nessuno e, dopo aver sconfitto il suo avversario e rimasto terribilmente ferito, viene soccorso da Erminia che almeno riceve questo sollievo di assistere e salvare l’uomo che ama. Un amore naturalmente impossibile, come tutti gli amori de La Gerusalemme liberata. All’interno di questo quadro complessivo ci sono alcuni episodi collaterali che però hanno un significato profondamente importante. Si pensi all’episodio di Olindo e Sofronia, all’inizio del poema, che si accusano di aver rubato l’immagine sacra di Maria necessaria per difendere la città e che vengono poi salvati da Clorinda o all’episodio del principe danese Sveno. Al termine dei venti canti, il poema si chiude con la conquista di Gerusalemme, la liberazione della città che ritorna ai Cristiani.

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