Ugo Foscolo

Ugo Foscolo: vita e opere

A cura di Silvia Milani

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Niccolò Foscolo nacque a Zante il 6 febbraio 1778. A partire dal 1795 cominciò a farsi chiamare Ugo. Il padre Andrea era un medico veneziano, la madre Diamantina Spathis era di origine greca. Nel 1792 la famiglia si trasferì a Venezia, dove il giovane riuscì a farsi ammettere nel salotto di Isabella Teotochi Albrizzi e conobbe Ippolito Pindemonte. Foscolo cominciò la propria formazione poetica con la lettura dei classici greci, latini e italiani, ma si interessò anche alle opere di Rousseau e degli illuministi e, sotto l'influenza delle idee giacobine, cominciò ad impegnarsi in politica. Nel 1797 mise in scena la tragedia Tieste, secondo i modelli alfieriani. L'opera ebbe un buon successo, ma lo mise in cattiva luce presso il governo veneziano. Fuggì quindi a Bologna arruolandosi nell'esercito francese e pubblicò l'ode A Bonaparte liberatore. Il trattato di Campoformio, con cui Napoleone cedeva Venezia all'Austria, lo deluse a tal punto che, prima dell'arrivo degli austriaci, decise di partire per l'esilio riparando a Milano. Qui conobbe il vecchio Parini e Vincenzo Monti. Nel 1799, dopo essersi trasferito a Bologna si arruolò come volontario nella Guardia Nazionale e venne ferito in due occasioni, guadagnandosi il grado di capitano. A Milano allacciò una relazione con Antonietta Fagnani (1801-1803), alla quale dedicò l'ode Alla amica risanata. Nel frattempo le sue idee giacobine e rivoluzionarie entrarono definitivamente in crisi. Nel 1802 pubblicò l'edizione completa delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e nel 1803 quella definitiva delle Poesie. Nel 1804 prestò servizio sulle coste della Manica: qui tradusse dal greco l'Iliade e dall'inglese il Viaggio sentimentale di Sterne. Ebbe una relazione con una donna inglese da cui nacque una figlia, Mary. Dopo la liberazione dal dominio austriaco tornò per un periodo a Venezia dove ritrovò la Albrizzi e Pindemonte: dai colloqui avuti durante questo soggiorno scrisse il carme Dei sepolcri. Dopo aver perduto la cattedra di eloquenza a Pavia e aver attirato dei sospetti antifrancesi con la tragedia Ajace, nel 1812 si trasferì a Firenze. Qui scrisse e pubblicò la Notizia intorno a Didimo Chierico e cominciò la stesura delle Grazie. Quando gli austriaci entrarono a Milano riparò in Svizzera, poi a Londra, nel 1816. Nel 1822 tornò a lavorare sulle Grazie. Morì in miseria il 10 settembre 1827 a Londra, fu sepolto nel cimitero di Chiswick e solo nel 1871 fu tumulato nella chiesa di Santa Croce a Firenze.

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